Visita  alla  Politoys

Siamo alla fine degli anni 60, in piena era economica e le speranze dei giovani si fondano con le esperienze e la saggezza dei meno giovani. Un gruppo di appassionati, collezionisti, ragazzi, bambini e manager, formano una folta comitiva in partenza da Milano per andare a visitare lo stabilimento dell’azienda Polistil a Chiari. Uno dei più avanzati al mondo in campo modellistico, l’orgoglio nazionale di cui ancora oggi ne parliamo e vorremmo, perché no,  che fosse ancora attivo. Parliamo sia dell’azienda italiana  che dell’Orgoglio Nazionale ovviamente!

Cominciamo col raccontare quanto è avvenuto mediante la rappresentazione dell’articolo d’epoca. Accendiamo i motori e con la nostra macchina del tempo ci trasportiamo in una calda giornata di fine settembre di qualche decennio fa.

 

Dalla rivista d’epoca Quattroruotine nr.5 Ottobre 1968.

Il nuovissimo Stabilimento della Polistil a Chiari in provincia di Brescia era l’obiettivo della nostra visita in programma di sabato 28 settembre. Al mattino l’escursione attraverso gli Stabilimenti Innocenti e il successivo rinfresco si erano protratti sino a tardi e quindi ai partecipanti restò poco tempo per la colazione. Alle 14 ci si ritrovò in Piazza Castello: un apposito torpedone messo a disposizione dalla Polistil con tanto di hostess raccolse i Soci “appiedati”  o che avevano voluto rinunciare alla guida, mentre altri procedevano o seguivano con vetture proprie.  Anche questa volta l’occasione fu propizia per stringere rapporti d’amicizia: mentre il pulman filava sull’autostrada, a bordo non si parlava altro che di pezzi rari, clamorosi ritrovamenti, giocattoli d’epoca e novità dalle varie fabbriche.

Alle 16.00 eravamo a Chiari: comandati a distanza, si schiusero per noi i cancelli del grande Stabilimento Polistil e subito ci venne incontro uno dei titolari dell’Azienda, il signor Agrati accompagnato dall’ingegner Padovani. Strette di mano, presentazioni, ma soprattutto occhiate di stupore in giro per il grandioso complesso creato appositamente per la produzione dei modelli Politoys serie “M”. Pare quasi incredibile che in uno stabilimento che occupa ben 20.000 metri quadrati di superficie non si fabbrichino altro che … automobiline! Eppure è proprio così, come si incaricavano più tardi di dimostrarci i padroni di casa. Eravamo effettivamente giunti ad una delle maggiori fonti… di modellini che esistano al mondo! A poco a poco le fila della comitiva si ingrossarono con l’arrivo di altri Soci giunti con vetture proprie e verso le 16,30 ebbe inizio la visita allo stabilimento che, detto per inciso, non è il solo, poiché la Polistil ne possiede un altro alla periferia di Milano specializzato nella produzione di articoli di plastica.

Si parte ovviamente dal reparto “falegnameria” dove uno staff di modellisti specializzati è all’opera per realizzare i pre-modelli in legno e resina; questi pre-modelli sono in scala notevolmente più grande dell’1:43 (all’incirca 1:20), ma ci penserà più avanti il pantografo a ridurre il pezzo alle dimensioni volute. La curiosità dei presenti si fa subito particolarmente viva poiché nel reparto falegnameria si trovano allo studio i modelli che usciranno fra diversi mesi e quindi “segretissimi”. Vediamo così novità in ante, ante-prima assoluta! Il signor Agrati e l’ing. Padovani descrivono accuratamente questo primo stadio di lavorazione, specie dei giovanissimi.

Si passa quindi al Reparto Costruzione Stampi, altro delicato ingranaggio del complesso. Qui si lavora all’insegna del centesimo di millimetro per trasformare il pre-modello di legno e resina in uno stampo metallico capace di sopportare le elevate temperature della pressofusione. Anche in questo reparto riusciamo a sbirciare qualche ghiotta novità, mentre gli specialisti sono al lavoro davanti a complicati macchinari di altra precisione.

E’ quindi la volta del Reparto Stampaggio zamac, dove ci attendono altre sorprese, quale ad esempio la fonderia. La Polistil è infatti una delle poche fabbriche del ramo che produce in proprio la lega importando lo zinco dal Congo. Da un crogiuolo vediamo infatti zampillare il metallo allo stato liquido che si versa dentro appositi contenitori, nei quali, col raffreddamento,  si formano i lingotti.  Ed ecco quindi le cosidette “stufe” nelle quali si introducono i lingotti ed escono i modelli stampati:  ne vediamo uscire veramente a tonnellate e riconosciamo la Ferrari “P5”, la Samurai, la Panther, la Dino.

 

Hanno il caratteristico colore argenteo dello zamac, con le loro brave frange di fusione.  Ma è una condizione del tutto passeggera: infatti li attende un reparto disegnato con una strana sigla, che, grazie alle delucidazioni dell’ing. Padovani, scopriamo significa “Burattura-Lucidatura-Zincatura-Brillantatura”. In parole povere si tratta del reparto dove il modello va a farsi toeletta prima di passare al successivo stadio, quello della verniciatura.

La comitiva, con la massima attenzione, si  sofferma ad osservare i complicati trattamenti cui viene sottoposto il modello. La visita continua al Reparto Verniciatura, dove eserciti di miniature Politoys entrano ed escono per ricevere le spruzzate di vernice.

Siamo infine al Reparto Montaggio, dove in un capannone di estensioni mai viste per una fabbrica di auto in miniatura, diverse centinaia di operaie sono al lavoro, in catena di montaggio, per mettere assieme i vari pezzi del modellino: fanali, sedili, vetri, ruote e accessori vari.  Rileviamo il particolare che si tratta esclusivamente di mano d’opera femminile; i dirigenti ci spiegano che in questo lavoro piuttosto monotono e di applicazione continua, rende di più la donna che l’uomo.

 

La visita si conclude al Magazzino dove a migliaia, per non dire milioni, confluiscono i modellini finiti. Si parla infatti di una produzione che può raggiungere 100.000 pezzi giornalieri! Una cifra da sbalordire e che sembra non avere senso per chi ne fa collezione.

 

 

 

La cortese ospitalità dei dirigenti della Polistil, che ci hanno guidato nella visita allo stabilimento, ha la sua conclusione in un vicino locale, dove viene offerto un magnifico rinfresco in onore dei soci di Quattroruotine.  A ciascuno dei partecipanti viene fatto omaggio di un modellino della Ford Mustang Bertone, uno dei “best-sellers” della Politoys.

 

Finisce qui il viaggio nel tempo, usciamo dalla cabina temporale e torniamo al 2018, oggi.

Cosa ci rimane da questo, almeno per noi, graditissimo riscontro?  Ci rimane senz’altro la consapevolezza di aver raccontato un altro tassello della Storia, che in molti punti collima con le interviste già raccolte e pubblicate sul sito a quasi due anni dalla nascita. Sono state registrate altre interviste in merito al tema, ma per esigenze editoriali non sono ancora state divulgate.

Ci rimane anche una chiarezza dei processi industriali che erano attivi durante il periodo d’oro, le logiche, le scelte, i meccanismi e le strutture che componevano la linea di produzione.

Ricapitoliamo i dati di base.

Lo stabilimento di Chiari ricopre una superficie di 20.000 metri quadri, costruito agli inizi degli anni 60 per far fronte alle esigenze produttive della produzione dei modelli in metallo della Serie M uscita proprio nel 1965 ed in aggiunta allo stabilimento già produttivo da diversi anni a Milano in zona Quinto Romano che rimane specializzato per le plastiche ed ormai entrato in saturazione con le prime produzioni in metallo per le prime fasi di design e quant’altro.

I reparti produttivi sono suddivisi per stadio  di lavorazione.

1° stadio : La Falegnameria. In questo reparto si lavora il legno e la resina  per la costruzione dei “pre-modelli”. Qui i nostri amici di Quattroruotine incontrano i modelli che saranno successivamente prodotti. Dove le forme incontrano i desideri. Un po’ come Pinocchio e il ciocco di legno di Geppetto.

Domanda ai lettori: Cosa avranno visto i lettori di Quattroruotine dei modelli che nel racconto d’epoca descrivono come “segretissimi”?  Risposta: noi abbiamo indagato e qualcosa sappiamo … tempo al tempo. Vi ricordate il famoso export VW Familcar con 4 aperture?

2° stadio: Il Reparto Costruzione Stampi. Dal Pre-modello in legno e resina si trasforma in un modello metallico proveniente dal Congo attraverso l’ausilio di macchinari complessi ed innovativi ad alta precisione.

3° stadio: Il Reparto Stampaggio Zamac (Fonderia). Dove i lingotti metallici vengono introdotti nelle Stufe da cui escono parti di modelli stampati con le loro sprue di raccordo.

Domanda ai lettori: Quali modelli avranno visto i lettori di Quattroruotine  durante la visione di questa fase di lavorazione? Risposta: qualche foto a riguardo l’abbiamo recuperata e qualcuna l’abbiamo pubblicata. Modelli ancora da plasmare, una bellezza infinita. Siamo felici siano rimasti ancora in mani sicure ed italiane!

4° stadio: Il Reparto di verniciatura.  Uno dei reparti più interessanti per i collezionisti. Qui di fatto nasce il modellino come lo conosciamo noi: bello, da completare  e colorato. Già colorato. Qui i collezionisti di oggi si picchierebbero per avere i rapportini di produzione, la mappa dei colori scelti dal marketing. Le varianti di produzione introdotte day-by-day  per semplificare la fase successiva di montaggio, gli errori commessi in fase di utilizzo di colore o gli “errori/trasgressioni” voluti per utilizzare a fine giornata i bidoni ancora disponibili. Questo passaggio l’abbiamo spiegato bene in un altro resoconto (andate a rileggerlo).

Domanda ai lettori: Quali documenti avranno visto i lettori di Quattroruotine  durante la visione di questa fase di lavorazione? Risposta: qualche documento è stato recuperato e qualcuno di essi  è qui pubblicato, altri ovviamente no.

5° stadio: Il Reparto di Montaggio.  Questo costituisce il finissaggio del modello stesso,  che sarà posto poi successivamente in vendita. Questa fase prevede che dalle sprue di raccordo, siano staccati tutti i pezzi del modellino e ciascuno di esso venga inserito nei bidoni di raccolta che ne ospiteranno a milioni. Le operaie in catena di montaggio lavorano sui tavoli una a fianco dell’altra collega, dove scorre un rullo che progressivamente trasporta il modello da una micro fase all’altra, da una collega all’altra. Ogni operaia lavorava su ciascun particolare alla volta. Capitava anche 8 ore di montaggio consecutivo dello sportello destro di un modello 518 Roll Royce.  Questo passaggio l’abbiamo spiegato bene in un altro resoconto, dove intervistiamo la Sig.ra Nerina Gozzini che ringraziamo infinitamente (andate a rileggerlo).

 

6° stadio: Il Magazzino Prodotti  Finiti. Questo è lo step finale, dove il lavoro di tutti converge nella fase di confezionamento finale, e dove tutti i modelli vengono raccolti nelle cosidette pile prima di essere inscatolati singolarmente e nelle confezioni multiple da negozio.

Ricordiamo il confezionamento sul finire del 1969 delle figurine del famoso Concorso dell’Omino Rosso Polistil che venivano faticosamente inserite a mano in ciascuna scatola bubble dei modellini prodotti.

Domanda ai lettori: Quali modelli hanno la figurina del Concorso? C’è un nesso tra li figurina e l’esistenza della bubble box? La risposta c’è e la conosciamo.

Da delirio!

Dulcis in fundo: “A ciascuno dei partecipanti viene fatto omaggio di un modellino della Ford Mustang Bertone”. Ricordiamo che siamo nel mese di settembre del ’68 ed il modello non è ancora uscito. Uscirà l’anno successivo. Significa che i partecipanti hanno visto ed avuto il modello in anteprima con scatola e colore probabilmente differente rispetto a quelli prodotti in massa l’anno successivo.

Domanda ai lettori: i modelli regalati a ciascun partecipante di che colore erano?

Risposta: di tutti i colori! (qui a fianco nella versione dark green con interni chiari e senza vellutino).

Ecco, qui concludiamo il nostro resoconto, ringraziando quanti ci hanno fornito i documenti necessari alla stesura dell’articolo, chi l’ha scritto 50 anni fa per la parte relativa a Quattroruotine,  chi ci ha procurato il materiale storico ufficiale ormai in nostro possesso.

 

Tutto li, nel tempo e per il tempo e.. per voi e noi.

 

V1 2019.01.22 – Copyright #Quellidellapolistil

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