Un pomeriggio a Chiari (BS): Sabato 16 gennaio 2016.

 

Questa volta abbiamo seguito le orme del Gatto Arturo andando ad incontrare alcuni ex-dipendenti della Polistil direttamente a Chiari, a due passi dall’area industriale che ospitava dal 1962 al 1993 lo stabilimento produttivo della Polistil.

Partiamo dalle persone presenti all’incontro:

Un gruppo ben assortito e soprattutto ben affiatato.

Ripercorriamo la storia della Polistil con le informazioni emerse dall’incontro odierno.

Nasce a Milano come APS, grazie all’imprenditorialità di Ennio Sala e Eugenio Agrati. Due operai milanesi provenienti dall’esperienza in Borletti, nota azienda di elettro meccanica specializzata nel settore della strumentistica per auto. I due imprenditori iniziano nel 1956 fondando la APS (Agrati – PSala). P dovrebbe indicare il Sig. Perfetti, della Perfetti di Lainate MI,  forse il principale finanziatore del progetto iniziale. La P poteva avere anche lo scopo di rappresentare la parola Prodotti.

La APS svolge le prime attività per conto terzi e via via si sviluppa sino a raggiungere una dimensione significativa. Apre la sede a Quinto Romano (quartiere di Milano della periferia occidentale) in Via Caio Mario e cambia ragione sociale in Polistil SNC. La Polistil comincia a produrre utilizzando il nome di Politoys.

Nel 1962 l’azienda decide di investire sul territorio clarense e apre un nuovo stabilimento produttivo in via Brescia 31 a Chiari.

Lo stabilimento di Chiari rimane produttivo dai tempi d’oro fino al giorno della chiusura della Polistil che avviene nel 1993. Lo stabilimento, come tutta la Polistil, vive la storia tipica di tutte le aziende italiane nate e cresciute negli anni 60. Le idee sono tante e in continuo sviluppo così che l’Azienda raggiunge l’apice del suo business negli anni 70; il declino arriva dopo varie vicissitudini negli anni 80. La Polistil resiste alla concorrenza sino a concludere definitivamente la propria storia nei primi anni 90.

Durante questo lungo periodo, la Polistil cambia diverse volte la proria ragione sociale e l’azionariato che diventa anche internazionale.

Il fallimento dell’azienda ha diverse ragioni che non derivano solo dal calo del business, ma fondano le proprie radici principalmente da sbagliati investimenti e da mancati investimenti necessari soprattutto al rinnovamento in campo tecnologico e alla adeguata formazione del personale tali da garantire la competitività con i concorrenti internazionali.

Oltre alle ragioni economiche, si aggiunge il verosimile esaurimento di idee dei fondatori, che raggiunti l’età matura non hanno forse favorito il cambio generazionale tramandando ai propri successori e discendenti, l’entusiasmo e le idee che avevano garantito il successo per tanti anni.

L’uscita dei fondatori avviene a metà degli anni 80 durante il periodo della “Milano da bere”.

Negli anni 80, arrivano gli americani della Tonka che mostrano inizialmente un certo interesse nei prodotti Polistil. La sede amministrativa viene spostata in centro in via Santa Sofia a Milano.  Il Gruppo acquisisce la Sebino (azienda storica di bambole e pupazzi) che aveva lo stabilimento sempre della zona di Chiari.

Il susseguirsi di cambi societari e le nuove acquisizioni societarie, fanno lievitare i costi del personale. I dipendenti passano dai 450 agli 800 e infine raggiungono un totale di 1300 unità.

Arriva la Hasbro, arriva la cassa integrazione straordinaria nel 1982 che nell’anno successivo diventa ordinaria e si proroga sino al 1992. Vengono portati i libri in tribunale, arriva il fallimento e la società o quella che ne rimane viene messa all’asta ed acquistata dai cinesi. Questa è in poche parole la storia dei nostri giorni.

In tutto questo susseguirsi di effetti a catena, è chiaro che per il tessuto sociale di Chiari è stato un duro colpo, considerato che grazie anche all’indotto generato, il Gruppo Polistil nel suo insieme, dava lavoro alla maggior parte delle famiglie clarensi. Non c’è una famiglia a Chiari che non abbia almeno un parente che abbia lavorato alla Polistil.

Doveroso riportare quanto sopra citato, che seppur non completo di tutti i dettagli, danno nell’insieme un quadro del contesto economico e sociale di riferimento nel quale l’Azienda Polistil ha vissuto. Ma il sito “Quelli della Polistil” si occupa dei prodotti Politoys. Ritorniamo quindi a raccontare le vicende tecniche, i cicli di produzione, i reparti, gli aneddoti, e le persone che hanno contribuito fattivamente a costruire nel tempo il prodotto che oggi qui  concosciamo, apprezziamo e collezioniamo.

Ritornando all’intervista di oggi, ripercorriamo quindi alcuni passaggi importanti riguardanti la parte produttiva.

L’idea di un prodotto da fabbricare partiva dal quartier generale di Milano. Si decideva la linea, il modello, le materie prime da impiegare e il marketing.

La parte tecnica si eseguiva a Chiari e comprendeva il disegno, il prototipo, le foto e la progettazione per molti modelli. Alcuni prodotti venivano fatti e seguiti direttamente a Milano.

Lo stampo di prova del modello veniva sagomato in legno. Veniva concordato l’utilizzo della materia prima, i dettagli dei modelli e quindi disegnato per la fabbricazione.

Dal disegno venivano ricavati gli stampi attraverso l’utilizzo del pantografo.

Gli stampi venivano creati per essere portati nelle macchine di produzione, quelle che si notano chiaramente nel filmato del Gatto Arturo dei primi anni 70.

La Sig.ra Nerina Gozzini, ma lei ci tiene subito a farsi chiamare Nerina, ci racconta il giorno in cui quel pazzoide di Arturo si presenta presso lo stabilimento con tutto lo staff della TV Svizzera TSI.

Il Gatto Arturo si muove goffamente, fa domande, prende dei pezzi, ci gioca, gira tra i dipendenti dei reparti che imperterriti proseguono il proprio lavoro ridendo.

Nel filmato ripreso dalla TSI e oggi visibile su Youtube, si vede chiaramente in prima fila Nerina col camice giallo al tavolo di lavoro come ogni giorno gestiva una linea di servizio.

Nerina ci ricorda che l’operatore impiegato nelle attività produttive, doveva lavorare mediamente 700 pezzi all’ora.

Pensate: 700 pezzi per ogni ora venivano prodotti per essere venduti e distribuiti nel mondo.

Nerina ha lavorato tutto il periodo importante della Polistil che va dal 65 al 85.

Nerina con Divisa da lavoro Polistil

Nerina con Divisa da lavoro Polistil

Ha iniziato dapprima per la produzione dei modelli che facevano parte delle serie di plastica, poi sulla catena di montaggio della gloriosa serie M, di seguito alla serie Export, alla serie “E” e via così.

Sulla linea di produzione veniva presentato il modello da realizzare, un modello campione già realizzato e rifinito con le decal veniva utilizzato come esempio da seguire per la serializzazione manuale in catena di montaggio.

Gli operatori avevano a disposizione delle basi di metallo, dette femmine, che contenevano il modello da completare bloccato sulla linea di servizio che scorreva.

Ogni addetto aveva a disposizione pochi attimi prima che la linea mobile, su cui scorreva il nastro trasportatore, trasportasse il modello nella fase successiva nello spazio di competenza del collega addetto all’inserimento di altri particolari.

Ricordiamo come per la linea M, per esempio la nr. 518 Roll Royce, gli opeatori avevano a disposizione i fari strass che venivano imbevuti nelle vaschette contenenti delle soluzioni di acqua e benzolo, con una piccola pinza venivano inseriti a mano i brillantini nei piccoli fori del modellino.

Nerina ci ricorda che i brillantini non dovevano essere toccati con le mani, altrimenti si opacizzavano.

Ma qualcheduno scappava. Difatti oggi noi modellisti, spesso notiamo l’opacizzazione su alcuni modelli; in special modo quelli della Porsche che spesso hanno i  cosidetti “occhi storti”. Questa è la ragione  (nessun mistero strano quindi ..) .

La manualità delle donne impiegate era considerata la vera ricchezza dell’azienda.

All’incontro odierno,  ho mostrato alcuni modelli della mia collezione. Per alcuni è stato un vero tuffo nel passato, per altri un incubo…

Tra gli altri, ho portato un modello della Mini Minor scala 1/25 in scatola con figurina del concorso dell’Omino Rosso e depliant figurativo.

Nerina appena vista la Mini, si è quasi commossa: una delle “sue” Mini ha esclamato subito.

S 582 Mini Cooper Arancio 3Ha preso la bubble box, l’ha aperta e con una manualità incredibile (nel frattempo io speravo che non si rompesse .. J ), ha aperto le portiere agendo molto bene sulle piccole maniglie.

Ci racconta di quanto lavoro minuzioso, di quanta dedizione e pazienza lei e le sue colleghe lavoravano sulla Mini. C’era veramente da impazzire con tutti quei particolari, ci racconta commossa.

 

 

Il lavoro manuale era tanto, ma le persone rimanevano concentrate per parecchie ore consecutive senza distrazioni.

518 Rolls Royce Silver Cloud Grigio scuro met 2A volte si lavorava anche in condizioni limiti. Si ricordano di come l’addetto lavorava sulla 518 Rolls. Per la pericolosità delle polveri di velluto,  veniva remunerato con 1.200 Lire extra per acquistare il latte che fungeva da disitossicante. Nerina conferma i due colori rosso e beige degli interni del modello M518 Rolls Royce.

Ricordiamoci che stiamo parlando degli anni 60 e all’epoca in Italia non c’erano le norme sulla sicurezza, sulle tempistiche di pausa obbligatorie e sugli orari da rispettare.

 

 


 

Divisa da lavoro Polistil

Divisa da lavoro Polistil

Divisa da lavoro Polistil

Divisa da lavoro Polistil

Noi eravamo la Cina. Questa affermazione è uscita dal tavolo di incontro.

Bella frase “Noi eravamo la Cina”.

Io aggiungerei: ma molto meglio della Cina. Vivevamo in una Europa in espansione con le capacità che venivano sviluppate, apprezzate e utilizzate in casa .. ma qui viene fuori l’anima tricolore fiammante del sito.

Si lavorava su diversi turni di lavoro: da lunedì a venerdì, il sabato in straordinario e la domenica mezza giornata dalle 6 alle 11.

Ci confermano che la volontà di terminare i lavori alle 11 della domenica era per consentire ai dipendenti che facevano lo straordinario di andare a casa per andare ad assistere la Messa domenicale.

Lo straordinario consentiva di guadagnare il doppio dello stipendio medio del mese.

Un po’ tutti facevano lo straordinario. C’era lavoro per tutti.

Nelle famiglie si portava il lavoro a casa e alla sera tutti erano coinvolti al montaggio delle gommine sui modelli della serie M.

Ma ritorniamo agli aspetti più produttivi.

Un aneddoto: quando i dipendenti bevevano una lattina di birra o di Coca Cola, durante la fase di stampaggio buttavano il metallo nella macchina che impastava e riciclava anche la lattina oltre che agli scarti delle parti prodotte e non utilizzate. Era una fase embrionale di una operazione di riciclo.

La produzione della serie Export è iniziata nel 68. Si conferma che i primi modelli prodotti erano in realtà modelli destinati alla serie M precedentemente prodotta. Erano dotati di particolari di maggior pregio ma successivamente per motivi economici furono destinati alla serie Export che doveva costare al cliente finale non più di 500 Lire contro le 1000-1200 Lire della serie M. Quindi qualche modello M della serie Export esiste.

Si confermano quindi due punti importanti:

Questo ci viene confermato anche dalla testimonianza di Clara, presente all’incontro, impiegata con mansione di addetta alla struttura costi.

Emerge anche un’altra informazione che consideriamo importante: inizialmente i modelli di Serie Export e di Serie E , avevano la vite sul fondino al posto del classico rivetto. Furono subito sostituiti per l’impatto sui costi. Oggi questi modelli rimasti sono pochissimi. Ne abbiamo trovato qualcuno come la Jensen Coupè, La Lotus e l’Alfa Romeo della Polizia Stradale: hanno la vite!

563 Lotus Europa azzurro con vite

563 Lotus Europa azzurro con vite

E19 Alfa Romeo Giulia Pronto Intervento Combinata Polizia con vite

E19 Alfa Romeo Giulia Pronto Intervento Combinata Polizia con vite

 

 

 

 

 

 

 

 

573 Jensen coupè Vignale rosso ruote gialle 6

Ormai è una certezza, molte delle scelte furono dettate da impatti legati ai costi o alle migliorie delle tempistiche di produzione o al superamento degli errori progettuali o semplicemente al … caso. Qualcosa ogni tanto appare e spesso non ci si fa caso. “Quelli della Polistil”  stanno raccogliendo tutto.

 

 

 

Il Direttore del personale Polistil Claudio Taverna presente all’incontro, cala l’asso: ci racconta di quando una responsabile avesse richiesto al reparto verniciatura la colorazione di un modello della Fiat 500 che replicasse il colore della propria auto che possedeva. Era la sua la 500 L: Fu accontentata J

Era il modello della 500 Abarth in scala 1/25 (Art. S 599 Fiat 500 Abarth) stampato in pochissime copie col colore giallo/arancio. Questa scelta deve l’esistenza proprio a questo motivo.

Personalmente ne ho visto una copia dal vivo ed è bellissimo.

Ma non solo, anche altre colorazioni hanno la stessa motivazione …. approfondiremo.

Grazie alla testimonianza diretta di un altro clarense ex-dipendente di un Laboratorio terzo che lavorava anche per Polistil, Roberto Begni, di professione trasportatore di collegamento tra gli stabilimenti, ci racconta di una Mini speciale.

Ebbene, Roberto (fonte molto importante) è riuscito a salvare un modello di Mini Cooper in scala 1/25 (Art. S 582 Mini Cooper ) di colore rosso che non fu completato per la parte relativa alle decal sportive ed era perciò destinato al cestone degli scarti.

Al posto degli adesivi classici da rally fatti di carta, la Mini fu personalizzata malamente con adesivi diversi ad acqua e facenti parte già di altri modelli Politoys (solamente di taglio diverso rispetto al modello S9 McLaren M8F Can- AM) e messi alla rinfusa. Uno scarto di produzione utilizzato per impostare la lavorazione della catena di montaggio.

Questa Mini è rimasta per oltre 40 anni in cantina di Roberto prima di ritornare prepotentemente alla luce ed adesso è di “Quelli della Polistil”: Bravo Roberto!

M582 Mini Cooper Promo

M582 Mini Cooper Promo

M582 Mini Cooper Promo

M582 Mini Cooper Promo

Roberto ci ricorda che nel laboratorio per cui lavorava, producevano e assemblavano le bisarche in plastica in scala 1/32 (misurava all’incirca 35 cm per 15 cm di altezza).

I modelli prodotti, venivano imballati e caricati sul suo furgone e spediti in Polistil con la bolla di accompagnamento per la consegna in stabilimento.

Arrivato col furgone a destinazione, Roberto si presentava in portineria e dopo aver ottenuto l’accesso si recava presso il magazzino dove avveniva il controllo della merce in consegna da parte di un addetto Polistil per l’accesso allo scarico.

Eventuali difetti venivano segnalati e ritornavano eventualmente in Laboratorio per il cambio o la modifica. Era fantastico entrare in Polistil, ci racconta, perché ci si conosceva quasi tutti, era come stare in una famiglia numerosa.

Fine Parte I.


 

 

Parte II.

Il mondo della pubblicità fece prepotentemente il proprio ingresso già sul finire degli anni 60. Il Gruppo Polistil, azienda attenta da sempre all’evolversi del mercato, soprattutto quello internazionale, cominciò ad aderire alle campagne promozionali stringendo accordi con le diverse case editrici. Polistil strinse accordi col Gruppo Arnoldo Mondadori per la pubblicità sui giornalini più letti dal pubblico giovane dell’epoca: Topolino, Intrepido ed altri settimanali. Le pagine colorate di Topolino hanno ospitato diverse pagine dedicate ai prodotti Polistil dal 68 per tutto il decennio successivo.

Nel 1969 la Polistil lanciò una massiccia campagna pubblicitaria a supporto delle diverse linee di prodotti dell’epoca (serie Politoys M, Politoys Export, Politoys MX, Serie E etc).

La campagna era denominata “Club dell’Omino Rosso Polistil”. Consisteva nel raccogliere le figurine che si trovano nelle scatole delle macchinine. Una volta completata la raccolta, il cliente aveva diritto ad aderire a delle iniziative esclusive e a premi fedeltà. Molto probabilmente fu una delle prime e forse uniche raccolte a punti della storia del modellismo/giocattolo.

Il nostro gruppo di Chiari, intervistato sull’argomento, ricorda i momenti legati alla produzione a supporto dell’iniziativa. Gli operatori dovevano inserire nelle singole scatole di macchinine la figurina dell’Omino Rosso durante il percorso della linea di produzione.

Quanta fatica … , l’attività ovviamente era tutta manuale.

La regola era semplice: ogni scatola doveva contenere una sola figurina che raffigurava il modellino contenuto nella confezione. Spesso però accadeva che per errore veniva inserita una differente dal modello contenuto o anche venivano inserite più figurine contemporaneamente per non fermare la catena sempre in costante movimento.

Le figurine raccolte dal “cliente” dovevano essere raccolte e incollate in un apposito Album dal nome “Albotoys”. Completare l’album dava quindi il diritto ad usufruire di alcuni vantaggi compreso gli sconti e l’invito ad iniziative esclusive per i soci del Club …

 

Omino Rosso AlboToys

Omino Rosso AlboToys

Figurine Omino Rosso AlboToys

Figurine Omino Rosso

L’Albotoys raccoglieva un massimo di 126 figurine. La raccolta prevedeva di raggiungere tre possibili traguardi che davano diritto a differenti premi.

Con l’ultima figurina, la 126esima, si raggiungeva l’iscrizione alla famosa “FORZA TRE”.

Chi completava l’album o chi raggiungeva uno dei tre traguardi consentiti (uno per ciascuno step) doveva inviare l’album alla classica “Casella Postale 1557 – 20100 Milano”.

La redazione che riceveva l’album completo, lo timbrava e lo rispediva al mittente unitamente al premio raggiunto. Tra i possibili premi vi era il diploma detto Poliploma, il manifesto detto Polifesto, ed il trofeo con inciso il proprio nome.

La raccolta durò tre anni, dal gennaio 1970 al dicembre 1973 (il periodo finanziario d’oro Politoys).

Quasi in contemporanea, il mondo del giocattolo Polistil entrò in contatto col mondo d’orato della Formula Uno. Uno dei più importanti eventi storici di quel periodo fu il finanziamento e la sponsorizzazione al Team Williams di Formula Uno. Si, proprio la Williams, la monoposto del Sig. Frank Williams.

 

Agostini con Frank Williams

Già durante la primavera del 1971 il campionissimo della Moto, l’italiano Giacomo Agostini, in tutto segreto, provò sul circuito inglese di Goodwood una monoposto di formula 2 della scuderia rossa Williams-Politoys (di seguito con l’accordo del 1972 oggetto della sponsorizzazione in Formula Uno, il colore della vettura Williams-Politoys divenne nera/blue notte).

Dopo due giorni di prove, Agostini detto Ago, fece fermare il cronometro a soli due secondi dal record della pista appartenente al grande pilota austriaco Jochen Rindt del team Ferrari F1.

Fu un grande risultato per la neonata Politoys-Williams, che grazie anche a questa intesa, fu stretta la collaborazione per il mondiale 1972.

 

 

 

 

Politoys Williams Prototipo

La storia della Formula Uno: in occasione del Gran Premio d’Italia di Monza di Formula Uno del 5 settembre 1971, il pilota svizzero Henri Pescarolo, ottenne il primo giro più veloce della storia del team “Frank Williams Racing Cars” che intanto era rimasto a corto di fondi ed era costretto ad affrontare gli ultimi gran premi in modo precario.

Nel 1972 grazie alla sponsorizzazione della Motul e della Politoys (in seguito Polistil), Frank Williams poté acquistare una nuova March 721 e poté tentare l’avventura della costruzione di una vettura propria chiamata appunto Politoys. Con una March, il pilota Carlos Pace arrivò quinto nel Gran Premio del Belgio. Henri Pescarolo portò la Politoys FX3 in pista al Gran Premio di Gran Bretagna, ma un incidente causato dalla rottura dello sterzo provocò seri danni alla vettura. Anche Chris Amon provò la vettura nelle prove di una gara non valida per il campionato ma preferì rinunciare alla gara.Politoys Williams Gara

 

 

 

 

 

 

La sponsorizzazione durò un anno, in concomitanza col grande successo della raccolta dell’Omino Rosso Polistil.


Lo score della monoposto Politoys nei Gran Prix di Formula Uno del 1972.

1972 March 711
March 721
Politoys FX3
Ford Cosworth DFV 3.0 V8 G ARG RSA ESP MON BEL FRA GBR GER AUT ITA CAN USA n/a n/a
Carlos Pace 17 6 17 5 Ret Ret NC NC Ret 9 Ret
Henri Pescarolo 8 11 11 Ret NC DNS Ret Ret DNS DNQ 13 14

 

Claudio Taverna ricorda ancora quel momento storico; quando dovette preparare i documenti per la sua Direzione, per la sponsorizzazione del bolide Politoys di Frank Williams. Politoys Williams Gara laterale

Documenti finanziari ovviamente: X milioni di Lire (.. che qui non divulghiamo 😉  ) per permettere a Frank di avere una macchina competitiva sulla griglia di partenza e alla Polistil di avere un ritorno di immagine. Così avvenne: diversi modellini della serie 1/32 sono infatti dedicati alla Politoys F1 e a tutti gli altri bolidi contemporanei.

Possiamo sicuramente affermare che la Polistil e la Formula Uno e tutto il mondo della velocità in genere, hanno avuto molti punti in comune durante il periodo dei ridenti anni 70.Politoys F1 4

Testate giornalistiche e Formula Uno, non furono però i soli scenari pubblicitari che interessarono Polistil.

Polistil lavorò a stretto contatto anche col mondo multimediale. Fu selezionata come testimonial dal mondo dell’arte del Cinema, un’attrice allora molto in voga e molto quotata e tra parentesi lo è ancora adesso. Fu contattata come figura di rappresentanza la giovane stella emergente della TV italiana, la bellissima e brava Paola Pitagora.

Paola Pitagora nel 1972 interpretò il famoso sceneggiato “A come Andromeda”, primo evento di fantascienza italiana presente sulla televisione di Stato.

Paola Pitagora 1

Ancora una volta, il Gruppo Polistil aveva saputo vedere oltre. Nessuna azienda di giocattoli aveva investito così tanto varcando mondi molto più complessi del mondo di provenienza (il giocattolo/modellismo), ne adesso ne tantomeno allora.

Paola Pitagora 3.png

Paola Pitagora è stata la bellissima testimone per tutte le pubblicità apparse dal 70 al 73. Sarebbe interessante sapere qualcosa di più sulle motivazioni e sulle aspirazioni che hanno portato la giovane Paola a scegliere il marchio dell’Omino Rosso quale trampolino di lancio per la sua carriera pubblicitaria e non solo.

Purtroppo nessuno del gruppo intervistato, ricorda di averla personalmente incontrata. Magari scopriremo qualcosa qui a Milano .. (https://www.youtube.com/watch?v=iQwlhLagBPk  andare al minuto 11,51 del video postato su Youtube).

 

 

 

La giornata coi ns. interlocutori sta volgendo al termine ed il tempo a disposizione ormai sta volgendo al termine.

Tocchiamo un ultimo tema: parliamo dell’aspetto internazionale. Affrontiamo i rapporti tra la Polistil e le società che hanno prodotto i modelli in altri paesi per i nuovi mercati emergenti: parliamo di McGregor Mexico.

Già a metà degli anni 70, ai protagonisti della ns. storia era risaputo dei molti viaggi di alcuni responsabili di produzione Polistil fatti in terra messicana. Di questo ne abbiamo parlato anche nelle interviste di altri protagonisti pubblicate nel sito.

Qui aggiungiamo, il ricordo di alcuni personaggi di lingua spagnola che circolavano presso lo stabilimento mescolandosi ai dipendenti. Spesso erano dei tecnici, degli esperti di produzione e degli uomini d’affari che si riunivano con la struttura direzionale. Alcuni di loro verificavano anche gli aspetti più produttivi andando a controllare direttamente gli operatori nelle loro postazioni presso le linee di produzione. Spesso dialogavano con gli operatori che rispondevano alle loro domande dimostrando loro alcune soluzioni tecniche e operative già adottate alla risoluzione dei problemi avuti.

Erano i messicani della McGregor.

Ci viene confermato che parecchi modelli Politoys furono esportati in Mexico prima dell’avvio produttivo sotto il nome McGregor.

Alcuni modelli furono spediti in Mexico già pronti dall’Italia, altri erano ancora in fase di completamento, altri ancora erano solo dei semilavorati. Ma tutti comunque erano ancora marchiati “made in Italy” . Questa è la cosa importante.

Per quanto sopra, confermiamo quindi che diversi modelli McGregor sono da considerarsi prodotti in Italia e possiamo definirli varianti Politoys, sia di colore che di decal utilizzate.

Esempi ce ne sono.

558 Lamborghini Islero rosso McGregor

558 Lamborghini Islero

558 Lamborghini Islero azzurro McGregor RV 4

558 Lamborghini Islero

M27 Ford Mustang March IV blue met McGregor 3

M27 Ford Mustang March IV

M27 Ford Mustang March IV blue Francia McGregor

M27 Ford Mustang March IV

 

 

 

 

 

 

La giornata volge quindi al termine e qui si conclude il resoconto.

Ringraziamo tutti i partecipanti che hanno reso possibile il racconto e l’evidenza di tanti dettagli, che speriamo siano oggetto di una gradita lettura.

Per noi, per il sito, lo è stato sicuramente.

Ringraziamo Claudia e “Le Ragazze della Polistil” che hanno reso possibile tutto ciò.

 

Fine.


Riepilogo temi affrontati: