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Articolo apparso su:   Chiari Week – Venerdì 10/02/2017  –  Il Tempo delle Macchinine 

 

Il 10 Febbraio 2017 il giornale di Chiari,  dedica una doppia pagina allo “speciale sulle nostre radici” : immagini, racconti e testimonianze di trent’anni gloriosi che lasciarono un segno indelebile della storia clarense.  Il giornalista Andrea Bianchi della testata giornalistica del Chiari Week, ci dedica un’ampio spazio per la ns. intervista e parla del ns. sito “Quelli della Polistil” nell’articolo “Il Tempo delle Macchinine”. Da allora questo motto diverrà il nostro motto: #iltempodellemacchinine che sarà coniato per le pubblicazioni sulla piattaforma digitale sociale Instagram.

 

<<Quelli della Polistil>> è un portale, nato due anni fa e ideato da Mario Casali, che raccoglie vicende, aneddoti e fotografie dei famosi modellini prodotti dal marchio milanese che dal ’62 al ’93 aveva aperto uno stabilimento a Chiari, in via Brescia. La fabbrica diede lavoro a moltissime famiglie e fu protagonista della rinascita sociale e industriale delle zona.


Chiari. Non c’è  famiglia clarense che non abbia almeno un parente che abbia messo piede nello stabilimento della Polistil.
E c’è un collezionista, Mario Casali, che vive a Milano e da alcuni anni ha aperto un sito «Quelli della Polistil», che ha come obiettivo mantenere vivo i ricordi di quel tempo. Dunque anche di quel pezzo di storia sociale e industriale che fu lo stabilimento clarense.
«La mia passione è sempre stata collezionare i modelli che venivano prodotti dal famoso marchio – ha spiegato Casali – Il mio obiettivo è quello di far conoscere ciò che è stata questa azienda». E’ così è nato («per ora è ancora un passatempo costoso») il portale che raccoglie le fotografie di tutte le collezioni, le informazioni su come venivano realizzati i prodotti e pure un focus sul vecchio stabilimento in via Brescia (oggi c’è un supermercato).
Le origini.
La Polistil, nata alla metà degli anni Cinquanta grazie all’intuizione di Ennio Sala e Eugenio Agrati, ha deciso di aprire il polo produttivo a Chiari nel 1962.
«In città sono stato per incontrare molte delle persone che avevano lavorato ha detto – Ci siamo trovati con un gruppo di dipendenti. Mi hanno mostrato fotografie, cimeli dell’epoca come i grembiuli delle lavoratrici (uno l’ho pure acquistato). E’ stata una bellissima giornata».

 

Immagini e minuziose spiegazioni tecniche hanno arricchito in questi due anni il suo immenso archivio, che si è rimpolpato viavai di ex dipendenti  che l’hanno conosciuto, rilasciando un piccolo aneddoto su cosa voleva dire lavorare in Polistil. Sono stati molti gli ex dipendenti che hanno rievocato gli anni in cui  la Polistil è diventata parte integrante della storia cittadina.
«L’idea partiva dal quartier generale di Milano ma era a Chiari che si eseguiva la parte tecnica (disegno, prototipo e foto) – ha aggiunto – venivano prodotti 700 pezzi ogni ora che venivano venduti e distribuiti in tutto il mondo».

 

 

Gli anni d’oro furono i Settanta. Il declino incominciò nel decennio successivo. Investimenti poco mirati, concorrenza internazionale portarono alla conclusione di quella storia glorioso. La fabbrica chiuse i battenti nel 1993.
«La mia passione mi ha portato a conoscere fatti e storie, un’attività che ha dato anche a Chiari lavoro a tante famiglie. Un indotto che ha contribuito al benessere e allo sviluppo del tessuto sociale, ma anche all’emancipazione della donna degli anni 60 che attraverso il lavoro ha potuto raggiungere una buona indipendenza economica».

Negli ultimi anni, aggiungiamo noi di Q.d.P., abbiamo conosciuto persone, fatti, cose, protagonisti del collezionismo e non solo, che ci hanno permesso di ampliare le nostre conoscenze. Abbiamo messo mano a dei tesori in campo collezionistico che prima di allora erano rimasti nascosti e dispersi in qualche soffitta polverosa e che aspettavano di essere salvati o semplicemente ricordati. Sono stati ritrovati, raccolti e catalogati alcuni modelli dal colore insolito o con particolari differenti da quelli che sono finiti in produzione finale. Alcuni non hanno mai visto la luce e sono solo rimasti in qualche scatola buia ora per fortuna scoperta.

Ma non ci siamo limitati solo al territorio italiano, abbiamo spaziato un pò in giro per il mondo e girando per il sudamerica, per esempio,  abbiamo trovato alcune cose interessanti…

………….  ma tempo al tempo.

 

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Ricordando i tempi dentro lo stabilimento.

<< Ha dato ossigeno a tante famiglie del territorio >> La testimonianza nel reparto stampi di Ramera.

CHIARI. Non è ancora partito il racconto che Fausto Ramera ha già fatto un piccolo appello:  <<Perché non ci ritroviamo noi “polistiani” , per una bella rimpatriata? E’ sintomo sia viva e dolce la memoria degli anni all’interno dello stabilimento di via Brescia.

Il 75enne ha lavorato alla Polistil per 4 anni (dal ’68 al ’71) come capo-reparto per la riparazione stampi.  <<Avevo frequentato la scuola di progettisti di Milano, dunque di meccanica me ne intendevo>>.

Ai tempi, uno dei modelli più famosi era la Lamborghini Miura <<ricordo la prima piccola fabbrica era vicino alla stazione>>. Ma come si svolgeva il lavoro dentro il reparto?  << Ci si stava dalle 7 alle 12 e poi fino alle 21 – ha ricordato Fausto. – Non c’era tempo di parlare perché le cose da fare erano tante>>. Si faceva tutto a mano anche la riparazione degli stampi che capitava spesso che si rompessero. Poi arrivarono pure i robot: la Polistil infatti era all’avanguardia. << Era una delle più grandi fonderie a camera calda>>. Il salario non era male per i tempi:  205mila lire al mese contando però anche gli straordinari. << Non sono stato gratificato per la paga in sé ma soprattutto perché dentro quelle mura, si creava qualcosa. Un prodotto che andava nei negozi di tutto il mondo>>.

Quella della Polistil è stata anche una storia di riscatto e di emancipazione. Di una rinascita (erano gli anni Sessanta): << Ha dato ossigeno alla città >>.

 


TESTIMONIANZA – Maria Dotti, 72 anni, ha raccontato la sua esperienza << In reparto si lavorava con la musica >>

Quando ha messo piede in fabbrica aveva solo 19 anni. La 72enne Maria Dotti fino agli anni Settanta ha lavorato all’interno della Polistil. Era il ’65 (qualche anno dopo l’apertura dello stabilimento) e si occupava della realizzazione delle famose piste.

<< Ricordo che all’inizio degli anni Settanta è arrivato quello che al tempo veniva chiamato tappeto (la prima catena di montaggio) dove dal lavoro artigianale eravamo passati ad assemblare i pezzi che arrivavano uno dopo l’altro >>.

I ricordi di Maria sono nitidi. << Eravamo tantissime ragazze, decine di lavoratrici che passavano nello stabilimento anche 12 ore >>.  Ci mettevamo fatica e impegno. Maria ha raccontato pure un aneddoti come si svolgeva il lavoro in reparto:  <<Avevamo un metodo particolare, mentre assemblavamo i pezzi lo facevamo con un sottofondo musicale diffuso nel capannone. Ma purtroppo ai miei tempi mancava la mensa>>.   Erano molte le lavoratrici femminili, la Polistil per molte donne è stata anche un mezzo per ottenere l’emancipazione (ricordiamoci che eravamo negli anni Sessanta).

<< Ha permesso di renderci autonome ed indipendenti. Infatti il salario era buono. Ricordo davvero quel periodo con grande affetto>>.

 


I due dipendenti erano fidanzati e oggi sono felicemente sposati: Il ricordo della coppia di <<polistiani>> Anna e Giorgio. <<Erano tempi nei quali si poteva ancora scegliere il lavoro>>.

Il lavoro spesso si univa alla vita sentimentale dei dipendenti. E’ la storia di Giorgio e Anna: lavoratori e allo stesso tempo fidanzati in Polistil.

tecnico disegnatore

Giorgio Ribolla 64enne, ex dipendente della Polistil, ha voluto ricordare i bei tempi vissuti nella famosa azienda di giocattoli clarense. Era l’anno 1967.

<< Avevo quindici anni quando entrai nella fabbrica. Mi misero una vestaglia azzurra e mi ritrovai in reparto con duecento donne. Ero diventato la mascotte – ha raccontato – Ricordo che mi trattavano amorevolmente come un bambino e mi riempivano le tasche di caramelle>>.

Si trovava bene in fabbrica Giorgio, la sua mansione era di addetto al montaggio dei tricicli e dei trattori. Lui però ambiva un lavoro da officina, ma in quel momento era impossibile: i posti infatti erano già occupati.

E’ in quel momento che Giorgio ha deciso di lasciare la fabbrica per andare a farsi le ossa nelle officine <<Lancini>> ad Adro per n breve periodo. <<Erano momenti che si poteva scegliere il lavoro e non c’erano difficoltà>>.

Dopo un anno, il rientro ancora nello stabilimento di via Brescia: finalmente per un posto in officina come pantografista /il tecnico che eseguiva i disegni con il pantografo). Non c’erano ancora i computer e si usava quello strumento per copiare e rimpicciolire i disegni. <<Era il tempo nel quale a nessuno era negato il lavoro. Ho trascorso orgogliosamente ben quindici anni in una fabbrica dove c’era molta solidarietà – ha aggiunto . Si era una grande famiglia nonostante si lavorava anche sabato e domenica per dodici ore al giorno con l’obbligo di straordinari>>. Un aneddoto: <<Il titolare invitava a raccogliere le vitiche cadevano per terra, tanto era lo scrupolo dentro i reparti>>.

Nel ’76 entrò in fabbrica anche la sua fidanzata e attuale moglie Anna Maria Grassini. <<Entrare in fabbrica non era difficile spesso  bastava una semplice telefonata per una veloce assunzione>> ha ricordato con malinconia Anna.  – Ero addetta al tappeto (catena di montaggio) delle Moto Guzzi e Harley Davidson>>.

Una esperienza positiva per la coppia durata sino all’82, anno dell’inizio del declino della fabbrica dove è iniziata la cassa di integrazione. Fino al triste epilogo della chiusura dello storico stabilimento.

 


Il Video girato nel 1975 venne trasmesso all’interno di un programma elvetico per ragazzi: Il servizio della televisione svizzera  – il gatto Arturo entrò in fabbrica.

Un documento inedito datato 1975 che il portale <<Chiari Album>> ha pubblicato su Youtube.

A visitare lo stabilimento in Polistil in via Brescia fu nientepopodimeno che la televisione della Svizzera Italiana (TSI): il filmato venne trasmesso all’interno di un famoso programma per ragazzi condotto e ideato da Adriana Parola con protagonista il famoso gatto Arturo, idolo televisivo degli anni Settanta e Ottanta. Nel video (che dura all’incirca cinque minuti) il personaggio (un felino gigante e muto con un improbabile abito color arcobaleno) si aggira dentro lo stabilimento, fra i diversi reparti, interagendo con alcuni lavoratori che nonostante la presenza del grosso pupazzo continuano senza sosta, un po’ imbarazzati, ad assemblare i modellini. Si vedono le macchinine passare lungo la catena di montaggio. Passaggio per passaggio fino al momento della verniciatura. In conclusione, il felino esce dalla fabbrica, trascinando felice con la corda uno di queste.

 

Ringraziamo il giornalista Andrea Bianchi della Redazione del Chiari Week per l’intervista e per lo spazio dedicato.

Q.d.P.