… Alfa Romeo Giulia – Pagina Speciale

 

La premessa: Siamo arrivati a dedicare una pagine speciale, anzi SUPER SPECIALE, al modello che ha incarnato il MODELLO per eccellenza per tutti i bambini della generazione X: L’Alfa Romeo Giulia, le forze dell’Ordine, le sue precedenti e i modelli derivati.

Un modello che sin dalla sua presentazione e a seguire in tutte le variazioni prodotte, berlina, famigliare, sportiva, da gara, cabrio, spyder, è stata considerata la migliore di tutti i tempi.

Alzi la mano chi non ha mai desiderato per il papà, per il figlio, in scala 1 a 1 e in scala 1/43 (e oltre) una Giulia tutta per se!

Di seguito diamo cronaca della vita reale della Giulia, le sue caratteristiche ma soprattutto raccontiamo la storia (fonte dati tecnici Wikipedia e web info).

L’Alfa Romeo Giulia è un’autovettura prodotta dall’Alfa Romeo dal 1962 al 1977. Nata come erede della “Giulietta”, è stata proposta in numerose varianti di carrozzeria, nelle tipologie berlina, coupé, cabriolet e spider.

Nella lunga carriera di 15 anni sono stati prodotti circa 1 milione di esemplari. La Giulia è stata una delle vetture più vendute della storia dell’Alfa Romeo; di questi, 572.646 furono realizzati nella versione berlina tre volumi.

Nata all’inizio degli anni Sessanta col compito di sostituire la Giulietta, ne riprendeva lo schema meccanico di base. Il motore era a quattro cilindri di scuola aeronautica, con distribuzione bialbero e costruzione interamente in alluminio. Rispetto a quello della sua progenitrice era presente, oltre all’incremento di cilindrata da 1290 a 1570 cm³, l’importante innovazione delle valvole di scarico raffreddate al sodio (le valvole erano cave, e la cavità conteneva granuli di sodio, che trasportavano il calore dal fungo verso lo stelo).

Le sospensioni anteriori avevano uno schema particolarmente sportivo a quadrilateri sovrapposti, mentre il retrotreno, pur utilizzando la classica e un po’ conservatrice soluzione a ponte rigido, fu reso più efficace spostando gli attacchi di molle e ammortizzatori dai semiassi ai bracci longitudinali, mantenendo la scatola del differenziale in alluminio ed evolvendo il disegno del braccio superiore di controllo dello scuotimento laterale. La trasmissione era manuale a cinque rapporti, mentre i freni erano a tamburo, con quelli anteriori a 3 ganasce e tamburi in alluminio alettato, sostituiti in seguito da un impianto a 4 dischi Dunlop (Ate dal 1967).

Se la meccanica era d’avanguardia (a parte alcune soluzioni della primissima serie, come il comando del cambio al volante, con la cloche come optional), anche la scocca a deformazione differenziata con cellula abitativa rigida e la linea della carrozzeria erano molto moderne. Grazie alla coda tronca, alle incavature laterali alla base della linea di cintura (che accompagnavano l’aria dal muso alla coda) e al muso basso e sfuggente, la Giulia aveva un coefficiente di penetrazione aerodinamica (CX) bassissimo (0,34) grazie all’uso, durante la sua progettazione, della galleria del vento. Famoso fu lo slogan “la Giulia, l’auto disegnata dal vento”. Questo design dava al modello un tocco di notevole aggressività (i fari grandi alle estremità, e i piccoli all’interno, ricordavano una persona con le ciglia aggrottate).

Il risultato finale di tanta tecnologia furono prestazioni al top della categoria: una prova su strada condotta da una rivista specializzata nel 1965 la pose a confronto con altre 12 concorrenti di pari classe; ne risultò la più veloce con 177,154 km/h, con gli altri modelli che oscillavano tra i 132 km/h e i 165 km/h.

La vettura, secondo le strategie dei vertici Alfa Romeo, doveva essere lanciata in concomitanza con l’inaugurazione del nuovo stabilimento di Arese in provincia di Milano, ma a causa dei continui ritardi nella consegna dello stesso, i primi esemplari di Giulia, che furono assemblati nel 1962, vennero realizzati interamente allo storico impianto milanese del Portello. Poi, per circa 2 anni, si ebbe una curiosa fase di transizione durante la quale le scocche erano prodotte ad Arese, mentre la componentistica meccanica proveniva ancora dal Portello. Ciò fu possibile per la distanza dei due siti produttivi, che era di soli 15 chilometri. La prima vettura ad essere prodotta interamente ad Arese fu invece la Giulia GT del 1963.

Già Arese.. in provincia di Milano (click QUI per l’omaggio al Portello Milano oggi FieraMilanoCentro), nel pieno Nord Italia produttivo, vivace e laborioso che sin da allora faceva invidia proiettando le sue capacità al Nord d’Europa, a due passi dalla Svizzera. Un impero che in seguito fu minato, azzannato e definitivamente annientato da una classe politica “ottusacentrica” di stampo poco raccomandabile che ben presto si proiettò alla classe di comando del nostro strano bel paese… (N.D.R.)

Ma parliamo dell’auto..

 

La prima serie (1962-1971) : La 1600.

Alfa Romeo Giulia TI prima serie

Alfa Romeo Giulia TI prima serie

Che sia l’ispirazione della nostra MI B07032 … ?

 

 

 

 

 

 

 

Alfa Romeo Giulia Super

Alfa Romeo Giulia Super

La Giulia venne presentata presso l’Autodromo Nazionale di Monza il 27 giugno 1962 nella versione TI (acronimo di Turismo Internazionale).

Grazie alla cilindrata di 1570 cm³ e all’alimentazione con un carburatore doppio corpo verticale, il motore poteva erogare una potenza di 92 cv (67 Kw). Il cambio a 5 rapporti, all’epoca una chicca che era in genere riservata a vetture di alta sportività e classe, aveva però il comando con la leva al volante, che ne rendeva scomoda e poco sportiva la manovrabilità. Il sedile anteriore aveva la seduta in pezzo unico che la omologava per sei posti, mentre la plancia (in plastica grigia) incorporava una strumentazione ad andamento orizzontale (con tachimetro a nastro e un piccolo contagiri circolare sulla sinistra).

Nel 1963 venne lanciata la versione Ti Super, pensata per l’omologazione alle gare turismo. Rispetto alla Ti, la Ti Super presentava una carrozzeria alleggerita (cofani e portiere in alluminio, lunotto e finestrini posteriori in plexiglas, alcuni lamierati assottigliati e un allestimento interno semplificato), il motore da 112 CV della Giulia SS coupé (con alimentazione a 2 carburatori Weber 45 DCOE14, valvole maggiorate, alberi distribuzione sportivi), freni a disco, cerchi in lega di magnesio della Campagnolo con feritoie quadrangolari (gli stessi della Giulia TZ) e leva del cambio a cloche sul pavimento. A richiesta erano disponibili radiatore dell’olio, differenziale autobloccante e rapporti al ponte differenti.

Esternamente la Ti Super si riconosceva per i quadrifogli adesivi sulla fiancata e la sostituzione della coppia di fari anteriori più interna con prese d’aria circolari. Opportunamente elaborata da noti preparatori come Virgilio Conrero, con il motore che arrivava a erogare circa 155 CV (114 kw), fu omologata nella categoria Turismo Gruppo 2 dando in gara parecchie soddisfazioni all’Alfa Romeo che coniò lo slogan: “Giulia, la berlina che vince le corse”.

Nel 1964, dopo aver tolto di listino la Ti Super (costruita nei 501 esemplari necessari all’omologazione per le gare), l’Alfa Romeo aggiornò anche la Ti: 4 freni disco (dopo 22.000 esemplari con freni a tamburo), sedili anteriori separati e leva del cambio a cloche sul pavimento. Nel 1965 la 1600 TI venne affiancata dalla Giulia Super. Finiture più curate (plancia rivestita in legno, strumentazione circolare, sedili ridisegnati, profilo “sottoporta” cromato, diversi fregi posteriori, biscioni smaltati sui montanti posteriori) erano le caratteristiche salienti della Super, insieme con il motore che, grazie all’adozione di due carburatori doppio corpo orizzontali Weber 40 DCOE4, erogava 112 CV. Il nuovo rapporto al ponte 9/41 riusciva a superare i 175 km/h, valore analogo rispetto alla precedente Ti, ma raggiunto a un minore regime di giri, con un miglioramento del comfort e dei consumi. Nello stesso anno, Pininfarina utilizzò la base meccanica della 1600 per costruire una propria versione coupé con carrozzeria aerodinamica che fu presentata al salone dell’automobile di Torino. Nel 1967 la 1600 TI uscì di listino venendo rimpiazzata, come versione di accesso, dalla 1600 S, che era dotata di un motore (sempre monocarburatore) potenziato a 95 CV, strumentazione simile alla Super ed eliminazione di quasi tutti i profili cromati. Nel 1969 la Super venne potenziata a 116 CV grazie a nuovi alberi a camme e all’aumento del diametro dei tubi Venturi dei carburatori.

La 1300: click  QUI per un breve filmato su YouTube

Alfa Romeo Giulia 1300

Alfa Romeo Giulia 1300 TI 1970

Nel 1964 venne lanciato il modello d’accesso Giulia 1300, con motore di 1290 cm³ monocarburatore doppio corpo (78 CV) (evoluzione di quello montato sulla Giulietta TI), cambio a 4 marce, frontale con due soli fari (anziché 4 come sulla 1600), interni molto semplificati e dotazione di accessori ridotta all’osso (mancava anche la luce di retromarcia e il servofreno). Nonostante le economie si affermò immediatamente come la 1300 più veloce del mondo, con una punta dichiarata di 155 km/h; nella prova di Quattroruote superò invece i 160 km/h effettivi.

Nel 1965 venne presentata la 1300 TI, con motore di 1290 cm³ alimentato sempre da un carburatore doppio corpo verticale Solex 32 PAIA/7, ma potenziato a 82 CV grazie al superiore rapporto di compressione (9:1 invece di 8.5:1) e ai collettori di aspirazione e scarico maggiorati, simili a quelli della 1600 TI. Dalla 1600 ricevette anche il cambio (“L’unica 1300 a cinque marce”, reclamizzava la casa), servofreno, finiture più curate. Sempre invariato il frontale con due soli fari.  Click QUI per farci un bel giro..

Nel 1969 anche la 1300 base ottenne il servofreno, mentre accomunò tutta la gamma la frizione a comando idraulico con molla a diaframma, il ritardatore di frenata al retrotreno, l’alternatore al posto della dinamo e il passaggio a cerchi da 14″ con pneumatici 165/80.

Nel 1970 nacque la Giulia 1300 Super, che riprendeva le finiture dell’omonima versione 1600 (ma il frontale rimaneva a fari singoli), raggiungendo prestazioni ancora più elevate grazie al motore 1300 bicarburatore da 103 CV (SAE) già utilizzato sulla GT Junior fin dal 1966. Nel 1971 la 1300 base venne tolta di listino.

 

La seconda serie (1971-1977)

Nel 1971, in occasione di un leggero restyling, la gamma venne semplificata e l’offerta ridotta a due soli modelli. Le modifiche estetiche riguardarono la calandra (ora nera con barre cromate), l’eliminazione delle cornici cromate attorno alle luci posteriori e i cerchi ruota.

Alfa Romeo Giulia 1300 Super 1973

Alfa Romeo Giulia 1300 Super 1973

All’interno venne mantenuto l’allestimento Super, con alcune variazioni (consolle centrale rivestita in legno) e semplificazioni (pavimento in gomma anziché in moquette). La Giulia Super (questa la nuova denominazione) era disponibile nelle due versioni, assolutamente identiche anche nel frontale a 4 fari, “1.3” da 103 CV e “1.6” da 116 CV (SAE).

 

 

 

Nel 1974 un restyling più consistente diede vita alla Nuova Super. A cambiare furono il frontale (nuova calandra in plastica nera, diverso scudetto Alfa Romeo, cofano motore liscio), i paraurti (più avvolgenti), la coda (cofano liscio, diverso layout delle luci) e gli interni (plancia rivista, consolle centrale con bocchette di ventilazione frontali, pavimento in moquette, sedili con poggiatesta).

 

Per quanto riguarda invece la meccanica, non ci fu nessuna novità. La gamma rimaneva composta delle versioni “1300” da 103 CV e “1600” da 116 CV (SAE).

Nonostante gli anni trascorsi, la Giulia continuava a distinguersi, anche in quest’ultima versione, per le doti motoristiche e dinamiche: una nota rivista specializzata annotò “la berlina 1300 più veloce del mercato”, e ancora nell’accelerazione da fermo “il tempo sul chilometro da fermo […] è ancora oggi il migliore ottenuto da berline 1300”.

 

Alfa Romeo Giulia Nuova Super del 1974

Alfa Romeo Giulia Nuova Super del 1974

 

 

 

 

 

 

 

 

La Giulia Nuova Super Diesel Nel 1976 venne lanciata la Nuova Super Diesel, mossa da un 4 cilindri Diesel di 1760 cm³ prodotto dalla Perkins Engines (era lo stesso dei furgoni Alfa Romeo F12). Progetto figlio della fretta indotta dalla crisi petrolifera, adottava un motore lento (55 CV secondo le permissive specifiche SAE, che consentiva una velocità massima di 135 km/h), rumoroso, ruvido e molto pesante perché interamente in ghisa e, già all’epoca, considerato poco adatto ad una berlina di impostazione sportiva. La Nuova Super Diesel fu un fiasco tecnico e commerciale (meno di 6.500 esemplari prodotti).

 

Alfa Romeo Giulia Diesel

Alfa Romeo Giulia Diesel

Alfa Romeo Giulia Diesel cruscotto

Alfa Romeo Giulia Diesel cruscotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inoltre, avendo mantenuto lo stesso telaio della versione benzina, le vibrazioni tipiche del Diesel ne causavano cedimenti strutturali. Questa versione ebbe però un primato: fu la prima autovettura con motore Diesel ad entrare ufficialmente nel listino Alfa Romeo.

Varianti di carrozzeria e vetture derivate

La versatilità tecnica della Giulia fu ampiamente sfruttata dall’Alfa Romeo negli anni sessanta e nei primissimi anni settanta tanto che, fino all’esordio dell’Alfetta e dell’Alfasud, tutta la gamma era composta da modelli basati sulla sua meccanica.

Le principali varianti di carrozzeria erano le coupé:

Cabriolet

 

 

 

 

 

 

Alfa Romeo Giulia Spider

Alfa Romeo Giulia Spider

 

Spider

 

Familiare

Alfa Romeo Giulia Giardinetta

Alfa Romeo Giulia Giardinetta

 Infine, ne sono stati realizzati alcuni esemplari con carrozzeria familiare che furono denominati Giulia Promiscua (o Giardinetta).

Ne fu anche prodotta una versione speciale furgonata in uso alla Polizia Stradale, ai servizi di assistenza tecnica dei concessionari, alle officine autorizzate e alle squadre corse. Tutte erano equipaggiate con il motore 1600.

 

 

Ne sono stati costruiti pochi esemplari realizzati dai seguenti carrozzieri indipendenti:

Trattandosi di realizzazioni semi-artigianali, gli esemplari dei vari carrozzieri differivano fra loro, rispetto alla Giulia berlina originale, per alcuni particolari

 

Modelli derivati –  Le derivate che hanno sfruttato lo stesso pianale della Giulia sono invece:

La produzione Giulia :  Versione & Anni di produzione

 

La Giulia in dotazione alle forze dell’ordine

Per molti anni la Giulia è stata in dotazione a Polizia e Carabinieri (nonché auto preferita dai malviventi per le loro fughe  ==> click QUI per un inseguimento veloce) in forza della sua velocità, agilità e tenuta di strada. Proprio queste sue caratteristiche l’hanno fatta diventare un’icona del cinema poliziottesco degli anni settanta.

Alfa Romeo Giulia Super Polizia 1966

Alfa Romeo Giulia Super Polizia 1966

Alfa Romeo Giulia Super Carabinieri

Alfa Romeo Giulia Super Carabinieri

Adoperata nelle varie versioni e motorizzazioni, anche da parte delle società autostradali, numerosi esemplari a fine carriera sono stati rivenduti a società o direttamente a privati. Non pochi esemplari sono stati restaurati da collezionisti. Lo stesso Museo delle Auto della Polizia vanta alcune varianti di Giulia in livrea.

 

Alfa Romeo Giulia Polizia

Alfa Romeo Giulia Polizia

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Curiosità

La targa MI A00000, la prima con una lettera in Italia, venne assegnata nel 1965 ad una Giulia TI di colore nero.

Alfa Romeo Giulia MI A0000

Alfa Romeo Giulia MI A0000

Alfa Romeo Giulia MI A0000

La Famosa MIAOOOOO del 07 apr 1965

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Questa, in breve, è la storia della mitica Giulia. Un’auto incredibilmente moderna, veloce, sportiva, dinamica, grintosa, forte e pazzesca in tutte le sue varianti anche tra quelle meno nobili.

Simbolo della potenza dell’industria milanese e del nord Italia tutto, è stata esempio glorioso di capacità tecnica, tecnologica e di innovazione. Giulia Alfa Romeo è stata a lungo un esempio di CAPACITA’ Industriale.

Poi arrivarono le nubi degli anni 70, le crisi, i drammi petroliferi, gli scandali politici e qui ci fermiamo. Click QUI per visualizzare le immagini del Centro Stile di Arese (MI). Lo stabilimento di Arese dove si costruivano le “berline da famiglia” più veloci del mondo, ora in stato di totale abbandono. Un’area di due milioni di metri quadrati dove lavoravano 20 mila dipendenti praticamente una piccola città.

Tutto ciò portò il marchio del Biscione ad essere il cadavere che assieme a Lancia, Autobianchi, Iso Rivolta e altri gioielli furono destinati al massacro torinese di infausta memoria.

Dopo l’agonia degli anni 80 con modelli che di Alfa non avevano nulla, l’Alfa Romeo visse un buon periodo alternando modelli buoni come l’Alfa 75 a modelli discutibili e a obrobri di rara natura come l’Arna, chiudendo la carriera italiana con l’ultima Alfa Romeo buona: la 159. Si la 159 con la Sportwagon in testa, è stata un’auto splendida sino alla fine senza subire restyling di grossa evidenza. Veramente appare strano la sua scomparsa precoce dal mercato nonostante le vendite ed il consenso “sul campo”. Si è preferito chiudere la produzione anche senza avere un modello alternativo per quella fascia di mercato.

Tutto il resto è roba messicana o tentativi di scopiazzare il passato che ha portato gli Alfisti ad essere dirottati sui marchi cosidetti “cattivi… “

 


Art. 523 del 1966 –  ALFA ROMEO GIULIA TI SUPER

 

Nel 1966 la Polistil lancia col brand Politoys l’articolo 523 il modello Giulia TI Super.

Come sempre Polsitil dà il massimo per dettagliare con cura il modello nelle mani dei bambini che sognavano l’auto dei propri papà: la Giulia.

Caratteristiche del modello: Portiere, cofano anteriore e bagagliaio apribili. Volante nero e leva del cambio cromata. Le ultime versioni, quelle con la scatoletta in plastica trasparente, possono avere il volante cromato di nuovo tipo. Sedili reclinabili. Riproduzione del motore cromata. Sospensioni: lamina metallica semplice sulle prime versioni, lamina con le estremità sdoppiate sulle ultime. Cerchi ruota piatti, torniti, con 5 asole, sulle prime versioni. Cerchi ruota “millefori”, molto Alfa Romeo, sulle ultime. Fari anteriori strass e luci posteriori dipinte.  Interni rossi, marrone chiaro o marrone scuro.

M523 Alfa Romeo Giulia All 1 M523 Alfa Romeo Giulia All 2La Giulia è stata appezzata in tutte le sue forme e sotto diversi brand che l’hanno prodotto.  La solita competizione con le case italiane Mebetoys e Edil Toys  ha indotto Polistil ha lavorare su un modello che fosse perfetto e simile al modelllo vero. Politoys ancora una volta, vince il confronto con Mebetoys che appare anche in questo caso un modello per i nostri gusti, giocoso e semplice per gli interni. Il confronto con Edil Toys questa volta è molto duro. Edil parte avvantaggiata dal fatto che poteva offrire un modello con sei aperture. Questo fa si che il modello prodotto (seppur delicato nella fattura) sia più complesso di quello Politoys. Comunque di ottima fattura il Politoys compete con i modelli anglossassoni che questa volta si avvicinano. Insomma, è difficile fare una Giulia brutta..

M523 Alfa Romeo Giulia All 3 M523 Alfa Romeo Giulia All 4Il modello viene prodotto in Verde Metallizzato, Blue Metallizzato, Blue Acciaio Metallizzato.

Serie prodotte:  I Serie con Targa MI-7141 bianca, II Serie con targa nera nella seconda serie (MI-B07032 o MI-B090732).


 

Art. 531 del 1967 – ALFA ROMEO GIULIA TI GAZZELLA

 

Sulla scia dell’articolo 523 il modello Giulia TI Super, Polistil l’anno seguente, fa uscire il medesimo modello con livrea della beneamata arma dei Carabinieri.

Si da subito, il modello appare un gioiello che entra nei cuori dei bambini e non solo d’epoca.

M531 Alfa Romeo Giulia All 4 M531 Alfa Romeo Giulia All 3

Caratteristiche del modello: Portiere, cofano anteriore e bagagliaio apribili. Volante nero e leva del cambio cromati. Sedili reclinabili. Riproduzione del motore cromata. Sospensioni. Fari anteriori strass e luci posteriori dipinte. Antenna in plastica, lampeggiante blu sul tetto e adesivo trasparente “CARABINIERI” sul parabrezza.

M531 Alfa Romeo Giulia All M531 Alfa Romeo Giulia All 6 M531 Alfa Romeo Giulia All 5Colori prodotti: Verde militare Chiaro I serie, Verde militare scuro II serie. Le prime versioni sono uscite, erroneamente, di colore grigio-verde (tipico dei modelli Polizia e non Carabinieri).

I Serie con Targa EI-1471 bianca colore verde militare chiaro e cerchi piatti, II Serie con targa Targa EI-1471 bianca con colore verde militare scuro e classici cerchi Alfa.

Anche per questo modello in livre delle forze dell’Ordine, la competizione con le case italiane Mebetoys e Edil Toys  ha indotto Polistil ha lavorare su un modello che fosse perfetto e simile al modelllo vero. Politoys ancora una volta, vince il confronto con Mebetoys che appare anche in questo caso un modello per i nostri gusti, giocoso e semplice per gli interni. Il confronto con Edil Toys questa volta è molto duro. Edil parte avvantaggiata dal fatto che poteva offrire un modello con sei aperture.


Modelli correlati


Alfa Romeo Giulia GT

L’Alfa Romeo Giulia GT è un’autovettura coupé, costruita dall’Alfa Romeo, su meccanica del modello “Giulia”, dal 1963 al 1975.

Alfa Romeo Giulia_Sprint GT Veloce del 1967

Alfa Romeo Giulia_Sprint GT Veloce del 1967

La carrozzeria, opera di Giorgetto Giugiaro per conto della Bertone, andava a coprire il pianale, con passo accorciato da 251 a 235cm, della Giulia Berlina. Sostituendo la Giulietta Sprint,da cui derivano i due volumi e mezzo, mantenne invariata anche la classica collocazione motore e cambio anteriore, con trazione posteriore.

Il design era di una filante ed elegante coupé sportiva 2+2. Il curioso scalino anteriore che caratterizzava tutte le versioni prodotte fino al 1968 e parte di quelle prodotte fino al 1971 era dovuto ad un ripensamento tra l’approvazione del disegno e la messa in produzione dell’auto. Originariamente, infatti, doveva essere una presa d’aria poi abolita per contenere i costi. Ne ha definito una importante e riconoscibile caratteristica stilistica. Divenne una delle vetture più ambite del periodo.

Alfa Romeo GT Veloce 1969

Alfa Romeo GT Veloce 1969

Alfa Romeo GT Veloce 1969

Alfa Romeo GT Veloce 1969

 

 

 

 

 

 

Furono prodotte in tutto diverse versioni nelle varie serie, che si possono classificare in: Sprint GT, GT Junior, GT Veloce e GTC “(Gran Turismo Cabriolet)”.

Sprint GT e GTC

 

Nel 1963 venne presentata la Giulia Sprint GT (serie 105.02), mossa dal quattro cilindri in alluminio con distribuzione bialbero di 1570cm³ (serie AR00502) derivato dalla berlina Ti e potenziato a 106cv grazie all’adozione di due carburatori. La meccanica è la stessa della berlina, ma i freni sono a disco su tutte le ruote. Le prime 22000 berline 1600 Ti costruite, infatti, hanno freni a tamburo e, solo dal 1963, a disco Dunlop come la “GT”.

Gli interni, invece, sono specifici con nuovi sedili, pannelli porta e cruscotto con strumenti circolari. La leva del cambio (a 5 rapporti) è a cloche, solo optional sulla berlina. Nel 1965 la carrozzeria Touring di Milano propose all’Alfa Romeo un’elegante trasformazione cabriolet, denominata “Giulia Sprint GTC”, che mantiene la configurazione 2+2 e ricalca la sagoma della “GT” fino alla linea di cintura. I problemi di tenuta all’acqua, le difficoltà aziendali della Touring e, soprattutto, il lancio della spider Duetto, limitarono la diffusione della GTC a un migliaio di esemplari.

Alfa Romeo Giulia Sprint 1600 del 1975

Alfa Romeo Giulia Sprint 1600 del 1975

Art. 500 del 1965  –  ALFA ROMEO GIULIA SPRINT G.T.

Polistil nell’anno domini 1965, anno della svolta di Polistil che passa dalla serie di plastica in scala 1/41 e dalla poco fortunata serie fibre-glass alla mitica serie M5xx, la serie di metallo per eccellenza.

Come poteva la serie M iniziare meglio se non con il capolavoro della casa del biscione di Arese : la n.ro 500 la prima della serie M.

 

Modello perfetto, ancora oggi esempio di alto livello di collezionismo.  Ovviamente nel 1965 scatta la gara a chi lo produce meglio.. Polistil con Politoys si scontra con la  goffa Mercury che possiede solo 2 aperture contro le quattro Politoys (non viene nemmeno dotata della targa posteriore) e con la superba Edil Toys che esce solo un anno dopo, nel 1966. Questa volta Edil seppur di gran livello non gode del vantaggio della Giulia berlina (che aveva 6 aperture vs 4 Politoys) e pertanto i due modelli combattono testa a testa. Però la durezza e la pesantezza del modello nelle cerniere e nella struttura in generale fa della Politoys il modello top di gamma. Comunque scontro tra titani.

E laMebetoys che fa ? dorme 🙂

Caratteristiche del modello:  Portiere, cofano motore e bagagliaio apribili. Sedili ribaltabili. Volante nero. Riproduzione del motore cromata. Sospensioni. Fari strass anteriori. Luci posteriori dipinte.

Colori prodotti: rosso pastello o grigio metallizzato con interni grigi, marroni o rossi.


Alfa Romeo Giulia TZ

L’Alfa Romeo Giulia TZ (conosciuta anche come Alfa Romeo TZ o Tubolare Zagato) è stata un’autovettura da competizione prodotta dall’Alfa Romeo dal 1963 al 1965.

AlfaRomeoTZ1 1963

AlfaRomeoTZ1 1963

Nel 1954 l’Abarth entrò in contatto con l’Alfa Romeo, tramite la Ghia di Mario Boano, per la realizzazione di una vettura da record, su motorizzazione “1900”. Pochi mesi dopo Boano lasciò la Ghia e Carlo Abarth iniziò a contattare direttamente la dirigenza tecnica del Portello con cui concordò la realizzazione di una successiva auto da record, con motore derivato dalla “Giulietta”.

 

Tale vettura, completata nel 1957, era dotata di telaio tubolare, carrozzeria aerodinamica in alluminio a guida centrale della Pininfarina e motore Alfa Romeo con cilindrata ridotta a 1088 cm³, allo scopo di tentare i record per la categoria “1100”. Nello stesso anno, sul circuito di Monza, la Abarth-Alfa Romeo 1100 Pininfarina Record riuscì a conquistare 6 record di velocità, prima uscire dalla pista a causa della rottura di alcuni raggi delle ruote. La vettura semidistrutta fu ricoverata al Portello e, qualche anno più tardi, quel telaio tubolare servì da base per la progettazione della futura “TZ”.

La prima versione della “TZ” è spesso chiamata impropriamente “TZ1”, per distinguerla dalla successiva “TZ2”. Progettata in Alfa Romeo da Orazio Satta Puliga e Giuseppe Busso, la “TZ” è stata prodotta in collaborazione con l’Autodelta, che provvedeva all’elaborazione dei propulsori a all’assemblaggio, con la SAI Ambrosini, incaricata di realizzare i telai tubolari, e con la Zagato, incaricata di formare la carrozzeria con struttura tubolare, concettuale evoluzione della Giulietta SZ coda tronca.

Montava il motore bialbero Alfa Romeo con cilindrata di 1570 cm³ derivato da quello della Giulia TI a doppio albero a camme, alimentato con due carburatori orizzontali doppio corpo Weber da 45 DCOE erogava una potenza di 112 bhp (82 kW) a 6500 giri/minuto (nel modello stradale), che arrivarono fino a 160 bhp (118 kW) nelle versioni elaborate per le competizioni.

Il telaio era tubolare in acciaio al nickel-cromo con sezioni che variavano tra i 20 e i 30 mm dal peso di 62 kg, abbinato all’affidabile meccanica della Giulia, freni a disco sulle quattro ruote, cerchi ruota in lega di magnesio e sospensioni indipendenti, contenendo il peso in soli 660 kg, raggiungendo una velocità massima superiore a 215 km/h. La vettura fu progettata sia per l’uso stradale che per le competizioni. L’ultima versione montava un propulsore di 119 kW. Il motore fu installato nella scocca con lieve inclinazione a sinistra di 15° rispetto alla verticale, per massimizzare l’afflusso dell’aria di raffreddamento.

Il profilo aerodinamico era innovativo; per incrementare le prestazioni si applicò un disegno a coda tronca, basandosi sugli studi aerodinamici di Wunibald Kamm (soluzione conosciuta anche come Kammback), e studiata in contemporanea anche da Zagato su alcune Giulietta SZ. Nella sua massima evoluzione, la “TZ” raggiungeva nella versione da corsa una velocità di circa 240 km/h.

Il modello debuttò nel novembre del 1963 al Tour de Corse: due vetture costrette al ritiro per incidente e rottura di un braccio della sospensione ma il primo successo non tardò ad arrivare. Il 24 novembre, sempre del 1963, all’Autodromo di Monza in una competizione organizzata dalla FISA, la TZ si impose, occupando i primi quattro posti nella categoria prototipi (nell’ordine: Bandini, Bussinello, Baghetti, Sanesi). Dopo l’omologazione vinse molte altre gare in Europa ed Nord America. Tra il 1963 ed il 1965 furono prodotti 112 esemplari che consentirono l’omologazione nella categoria Sport 1600.

AlfaRomeo TZ2 1965

AlfaRomeo TZ2 1965

Il lancio della sua erede, la “TZ2”, avvenne al Salone di Torino alla fine del 1964 e raggiunse il pieno successo agonistico tra il 1965 e il 1966. Si lavorò sul fronte dell’abbassamento e dell’alleggerimento della vettura ottenendo un peso di 620 kg, grazie anche alla carrozzeria realizzata in fibra di vetro che fu anche rivista aerodinamicamente per abbassare il coefficiente di penetrazione.

 

 

Anche la carrozzeria di questo è opera della Carrozzeria Zagato e nel 1965 l’Autodelta assunse il ruolo di Squadra Corse ufficiale. Realizzata solo in versione da competizione, montava un motore da 170 bhp (127 kW) a 7600 giri/minuto dotato di accensione con doppia candela (Twin Spark), con valvole maggiorate e lubrificazione a carter secco. La vettura raggiungeva una velocità massima di 245 km/h.

La TZ montava un lunotto diviso in tre parti, mentre in questa evoluzione il vetro era unico. Lo sviluppo della vettura terminò alla fine nel 1965, quando il nuovo regolamento sportivo internazionale decretò il limite di 500 esemplari prodotti per la categoria “GT” e di 50 per la categoria “Sport”, relegando la “TZ2” nella categoria “Prototipi”. Anche per motivi di immagine e ritorno di mercato, l’Alfa Romeo, quindi, abbandonò la “TZ2” per dedicarsi allo sviluppo della “GTA” e alla categoria Turismo insieme alle Tipo 33 due litri in quella Prototipi.

Furono costruiti solamente 9 esemplari della “TZ2”, con i numeri di telaio 104 (prototipo), 106, 110, 111, 112, 113, 115, 116 e 117. Il telaio n. 114, venne utilizzato dalla Pininfarina per carrozzare il prototipo “Giulia Sport”, presentato al Salone dell’Automobile di Torino nel novembre 1965 e disegnato da Aldo Brovarone. Il telaio n. 101 fu carrozzato da Bertone, su disegno di Giorgetto Giugiaro, divenendo il celebre prototipo “Canguro” del 1964, al quale verrà ispirata la “Montreal”.

 

Art. 516 del 1966 – ALFA ROMEO GIULIA TZ (ZAGATO)

Nel 1966 Polistil esce allo scoperta e fa uscire il primo modello vero sportivo della storia della scala 1/43 italiano. La Giulia TZ carrozzata da Zagato. Batte la concorrenza che neppure cerca di contrastarla. Mebetoys, Mercury, Edil Toys non se la sentono e rimane pertanto la sola testimonianza dell’articolo 516 Politoys.

M516 Alfa Romeo Giulia Zagato TZ All M516 Alfa Romeo Giulia Zagato TZ All 3

Caratteristiche del modello: Portiere e cofano motore apribili. Volante nero e leva del cambio cromata. Riproduzione del motore con dettagli in parte cromati e in parte neri. Sospensioni. Fari e luci posteriori in plastica. Specchietti e scappamento cromati.

M516 Alfa Romeo Giulia Zagato TZ All 4

Colori prodotti: Blue Metallizzato, Grigio Metallizzato, Rosso Pastello, Blue Francia.

 

 

 


Art. 529 del 1967 – ALFA ROMEO GIULIA 1600 CANGURO

L’Alfa Romeo Canguro è una concept car realizzata dalla Bertone nel 1964 in esemplare unico.

La vettura è stata sviluppata sull’autotelaio a struttura tubolare della “TZ”, con motore longitudinale a quattro cilindri in linea da 170 CV di potenza a 7500 giri al minuto. La trazione è posteriore, mentre il cambio era manuale a cinque rapporti.

Alfa Romeo 1600 Canguro 2 Alfa Romeo 1600 Canguro 1 Alfa Romeo 1600 Canguro 3

Particolarmente innovativa la soluzione adottata per le superfici vetrate che furono incollate alle cornici della carrozzeria. Tale sistema, mutuato dalla tecnica aeronautica, consentì di ridurre l’altezza della vettura a soli 105 cm. Il prototipo, disegnato da Giorgetto Giugiaro, fu presentato al Salone dell’automobile di Parigi nel 1964, ma pochi mesi dopo andò distrutto, durante un test per la stampa specializzata sulla pista di Monza. Giudicato troppo sportivo e costoso per la produzione in serie, il progetto venne abbandonato e la Bertone iniziò a lavorare sull’evoluzione stilistica dello stesso, che poi avrebbe dato vita al modello “Montreal”.

Il relitto della “Canguro” rimase per una decina d’anni in un deposito demolizione, fino a quando fu scoperto da un collezionista tedesco che l’acquistò per la cifra di 80.000 lire con l’intento di restaurarlo. L’assenza del motore e di molte parti meccaniche e di carrozzeria rese piuttosto complesso il restauro che fu più volte accantonato da vari collezionisti, fino all’ultimo proprietario, un collezionista giapponese, che assunse il pesante onere economico, ottenendo anche la consulenza del Museo storico Alfa Romeo.

L’opera di certosina ricostruzione fu eseguita dalla Cecomp (Centro Esperienze Costruzione Modelli e Prototipi) di La Loggia e ultimata nel 2005, in tempo per esporre la vettura restaurata al concorso d’eleganza Villa d’Este.

M529 Alfa Romeo Giulia 1600 Canguro All M529 Alfa Romeo Giulia 1600 Canguro All 3 M529 Alfa Romeo Giulia 1600 Canguro All 2

 

 

 

 

Caratteristiche del modello: Portiere e cofano motore apribili. Volante e leva del cambio cromati. Specchietto retrovisore cromato.  Ruota di scorta sotto al lunotto. Fondino interamente cromato in cui compare anche la cilindrata “1600”. Riproduzione del motore in parte cromata e in parte nera. Sospensioni. Fari in plastica. Luci posteriori dipinte.

Colori prodotti: Grigio Metallizzato, Rosso Metallizzato, Rosso Pastello.

Varianti particolari: i due possibili scudetti “Quadrifoglio verde” tipici delle Alfa Romeo. Quello più grande è apparso solo su una serie di confezioni con scatoletta in plastica trasparente e base blu. Le altre serie, sia con scatola in cartone che con scatola in plastica, hanno la versione piccola.

Sulle prime versioni lo scudetto è ricavato direttamente nello stampo del cofano e verniciato poi in argento.


 

Alfa Romeo Gran Sport Quattoruote

L’Alfa Romeo Gran Sport Quattroruote è una vettura spyder due posti, costruita dal 1965 al 1967.

Nei primi anni sessanta, dietro sollecitazione di Gianni Mazzocchi (allora “patron” della rivista Quattroruote) e con la partecipazione della Carrozzeria Zagato, l’Alfa Romeo decise di produrre, in serie limitata, una riedizione della gloriosa Alfa Romeo 6C 1750 Gran Sport che, negli anni trenta, aveva mietuto innumerevoli consensi e successi sportivi.

La carrozzeria della “Gran Sport replica” veniva costruita dalla Zagato sulla meccanica della Giulia TI, seguendo gli schemi stilistici del modello originale d’anteguerra, anch’esso realizzato alla Zagato nel 1929.

La vettura, motorizzata del 4 cilindri di 1570 cm³ e dotata di quattro freni a tamburo, raggiungeva la velocità di 155 km/h e veniva consegnata, dopo 120 giorni dall’ordine, negli allestimenti “Normale” ed “Extra”.

La moda di trasformare le automobili di serie in finte vetture d’epoca era giunta a cavallo dell’onda beat dei primi anni sessanta, i quali avevano visto l’intervento di molte carrozzerie, come la Vignale e la SIATA, che, su meccaniche FIAT, avevano prodotto realizzazioni come la Fiat 500 Vignale Gamine e la Fiat 850 SIATA Spring.

Alfa Romeo Gran Sport Quattroruote Zagato

Alfa Romeo Gran Sport Quattroruote Zagato

Probabilmente, a causa del ritardo con cui venne proposta, e nonostante il ragionevole prezzo di listino (2.360.000 lire contro 1.570.000 lire della Giulia TI nel 1966), questo modello non ebbe il successo sperato e ne venne fermata la produzione nel dicembre 1967, pur continuando a permanere nel listino ufficiale Alfa Romeo fino al 1969, per smaltire gli ultimi esemplari degli 82 totali costruiti.

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Oggi è un pezzo da collezione che raggiunge quotazioni di tutto rispetto e come ogni pezzo da collezione che rispetti in quegli anni la Polistil non stette a guardare. Nel 1967 fa uscire col marchio Politoys l’articolo 532 della serie M5xx.

Modello unico nel suo genere e nella sua scala 1/43 con la speciale carratteristica delle ruote sterzanti collegate al volante di guida.

 

Alfa Romeo Gran Sport Quattroruote Zagato assemblaggio nel 1966

Alfa Romeo Gran Sport Quattroruote Zagato assemblaggio nel 1966

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 532 del 1967 – ALFA ROMEO GRAN SPORT QUATTRORUOTE ZAGATO

 

Caratteristiche del modello: Portiere e cofano motore apribili. Volante, cruscotto e leva del cambio cromati. Doppia capottina: ripiegata e chiusa. Riproduzione del motore cromata. Sterzo funzionante: le ruote sono collegate al volante. Sospensioni a molla elicoidale. Specchietto retrovisore e tappo carburante cromati. Ruote a raggi. Fondino dettagliato con particolari cromati.

M531 Alfa Romeo Giulia GS Zagato All 1 M531 Alfa Romeo Giulia GS Zagato All 4 M531 Alfa Romeo Giulia GS Zagato All 3 M531 Alfa Romeo Giulia GS Zagato All 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il modello è stato prodotto nei colori Rosso Pastello, Crema, Verde Metallizzato.

 


 

Art. 577 del 1968 – Alfa Romeo Giulia 1600 Pininfarina

Alfa Romeo Giulia 1600 Pininfarina 1965 2  Alfa Romeo Giulia 1600 Pininfarina 1965 4

 

 

 

 

 

Nel 1968  Polistil fa uscire come Politoys l’articolo 577 per la serie Export. Il modello è con 2 sole aperture, ma il prototipo è molto ben rappresentato e reale.

Caratteristiche del modello: Portiere apribili. Interni neri. Volante grigio. Fari anteriori di plastica. Colori prodotti: Grigio metallizzato, Rosso metallizzato, Rosso Pastello con interni marroni. Esce sia con ruote in gomma (I Serie) che con le ruote veloci (II Serie).

 


Art. E19 del 1971 – Alfa Romeo Giulia Pronto Intervento/Combinata Polizia

Anche l’ultima delle Serie prodotte in scala 1/43, la Serie E, dedica un modello alla Nostra Giulia in livrea Polizia nella rara versione combinata.

 

Caratteristiche del modello: Portiere apribili. Interni in marrone. Volante nero. Fari anteriori presenti nella scocca di metallo. Decal “Polizia stradale” in entrambi i lati delle fiancate posteriori. Decal “Autostrada d’Italia” in entrambe le portiere anteriori. Targa posteriore incisa “Polizia”.

Lampeggiante blue sulla parte anteriore del tetto vicino alla scanalatura del tettuccio apribile. Ruote veloci a frattali geometrici o a stella.

E19 Alfa Romeo Giulia Combinata Polizia All 1 E19 Alfa Romeo Giulia Combinata Polizia Japan 1

 

 

 

 

 

 

 

 

Varianti particolari: Esiste una versione con vetri e lampeggiante trasparente chiaro. La versione più diffusa riporta nel fondino la scritta “Pronto intervento” che palesemente ricopre la precente scritta ” Combinata Polizia”. Quest’ultima scritta appare solo nel prototipo verde militare scuro con vite di chiusura del fondino. Evidentemente “Combinata Polizia” dopo averla prodotta, fu sostituita dalla più congeniale “Pronto Intervento” in quanto priva di significato.

Esiste una versione prototipo che ha la vite cruciforme per lo smontaggio del modello (unico caso delle E che hanno sempre il rivetto). Le decal della prototipo sono di carta e non di plastica.

E19 Alfa Romeo Giulia Combinata Polizia All 2 E19 Alfa Romeo Giulia Combinata Polizia All 4

 

 

 

 

 

Il modello lo si trova anche come Polistil con altra numerazione ed altre livree (Carabinieri, Vigili del Fuoco, Ambulanza, Polizia Stradale).

E19 Alfa Romeo Giulia Combinata Polizia All 6 E19 Alfa Romeo Giulia Combinata Polizia All 7

 

 

 

 

E19 Alfa Romeo Giulia Combinata Polizia All 8 E19 Alfa Romeo Giulia Combinata Polizia All 9

 

 

 

 

 


Qui finisce il nostro racconto della Famiglia Alfa Romeo Giulia, tra storia, dati tecnici, fotografie di auto vere e modelli Politoys dedicati.

M529 Alfa Romeo Giulia Panoramica

 

 

 

Spero sia stato di Vs. gradimento, anche per gli Alfisti più accaniti.

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