Alfa Romeo Alfa Sud – Art. E36 – pagina speciale

 

L’Alfa Romeo Alfasud è un’autovettura prodotta dalla Alfa Romeo dal 1972 al 1984, la prima ad essere assemblata nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. L’Alfasud è il modello più venduto nella storia dell’Alfa Romeo con 1.017.387 esemplari prodotti.

Alfasud_orangeVerso la fine degli anni sessanta, l’allora Presidente dell’Alfa Romeo, Giuseppe Luraghi, richiama al Portello Ing. Rudolf Hruschka (già Hruska) uno dei più importanti tecnici della scena internazionale, già “braccio destro” di Ferdinand Porsche e consulente Fiat, Simca, Cisitalia e Abarth. L’obiettivo era di costruire un nuovo stabilimento nelle aree adiacenti alla Alfa Avio Costruzioni in provincia di Napoli. La produzione della vettura assunse anche un ruolo sociale molto importante per l’economia italiana: bonificare il SUD. L’IRI per accedere ai fondi destinati a favorire l’industrializzazione del Sud Italia permise di creare un nuovo stabilimento a Pomigliano d’Arco (Napoli) per assemblare il nuovo modello ed i suoi derivati (Versioni Sprint, Giardiniera , TI etc).

Nel 1967 iniziò, contemporaneamente, la progettazione dello stabilimento e della nuova vettura. La sagomatura della carrozzeria, invece, venne congiuntamente affidata alla neonata SIRP – poi Italdesign – di Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani. La gestione dell’operazione fu resa completamente autonoma attraverso la creazione dell’Industria Napoletana Costruzione Autoveicoli Alfa Romeo (INCA) – Alfasud S.p.A. (con sede a Pomigliano d’Arco) che operava, nel completamento dello stabilimento e nella progettazione del nuovo modello, in maniera formalmente indipendente da quella che verrà definita “Alfanord” di Arese.

La Produzione FIAT (fonte wikipedia) : L’Alfasud venne presentata in anteprima nel 1971 al salone dell’automobile di Torino, le prime consegne iniziarono a giugno dell’anno successivo. Si trattava di una berlina quattro porte e due volumi con coda, caratterizzata da soluzioni meccaniche “evolute” quali: trazione anteriore, motore 4 cilindri boxer, freni a disco su tutte le ruote (quelli anteriori erano inboard per ridurre le masse non sospese), retrotreno a ponte rigido con parallelogramma di Watt e avantreno MacPherson, semplice ma che permetteva l’economia di scala che la vettura si proponeva. Discreto per l’epoca il Cx di 0,40, ma non eccezionale se paragonato allo 0,30 della concorrente Citroen GS del 1970 o allo 0,34 della Giulia del 1962, vettura, quest’ultima, di un diverso segmento.

Gli interni avrebbero dovute apparire di impostazione sportiveggiante, ma la qualità dei materiali e l’assemblaggio non furono sempre all’altezza. Alcune finiture apparivano spartane (pavimento in gomma, sedili in sky, plastiche della plancia economiche) ma furono compensate dalla dotazione di buon livello (volante e sedile di guida regolabili in altezza e posizione, moderno impianto di ventilazione). Nei primissimi modelli mancavano tuttavia il contagiri ed il servofreno. Vi era inoltre una pecca che fu giudicata grave da molti: le cerniere del portello del bagagliaio posteriore erano “a vista” e quindi ne pregiudicavano non poco l’estetica, e solo con la presentazione della terza serie, diversi anni dopo, furono ricoperte mediante l’applicazione di una bandella in plastica.

L’Alfasud portò al debutto il nuovo Motore boxer Alfa Romeo (soluzione che permise a Giugiaro di disegnare un frontale molto basso e sfuggente) raffreddato ad acqua di 1186 cm³. Il propulsore forniva discrete prestazioni, sicuramente superiori a quelle di autovetture di pari categoria, (si trattava, pur sempre, di 63 CV a 6000 giri), era pronto e disponibile nel salire di giri e, abbinato ad un cambio manuale a 4 marce, consentiva alla nuova Alfa Romeo di toccare i 153 km/h, velocità di tutto rispetto per un’autovettura che voleva inserirsi nel segmento medio-basso.

La commercializzazione della berlina a 4 porte iniziò nel 1972 ad un prezzo di 1.420.000 lire. Il successo fu buono, soprattutto per il comportamento stradale; unanimi i consensi da tutte le riviste di settore, sia italiane che estere, per la guidabilità complessiva, la tenuta di strada, la visibilità e lo spazio interno. Alcune fonti parlano di grossi difetti qualitativi che avrebbero rallentato la diffusione: si tratta di problemi frequenti che, anche a causa dei cronici conflitti sindacali, non permisero di raggiungere il previsto standard sul prodotto finito. Le pressanti richieste, però, imposero di avviare le vetture ai concessionari anche se non rispettavano tutte le specifiche di qualità. In alcuni casi la carrozzeria presentava, dopo pochissimo tempo, tracce di ruggine che aggredivano alcuni settori dei lamierati tra i quali: i parafanghi anteriori, gli archi interni delle ruote, i montanti intorno al parabrezza e lunotto, formandosi persino sui pannelli centrali. Gli acquirenti della prima ora non perdonarono, oltre ai problemi di cui abbiamo già parlato, l’assenza di servofreno (aggiunto solo nel 1973) e del contagiri, anche in considerazione del prezzo. Mentre alla base rimase la versione 1200 da 63 CV con cambio a 4 marce (ora denominata Alfasud N), nel 1974 arriva la Alfasud L, con allestimento più ricco (sedili in panno, pavimento in moquette, poggiatesta anteriori, rostri ai paraurti, profili cromati ai finestrini, finiture più curate) e motore migliorato nell’erogazione di coppia (9 kgm a 3200 giri anziché 8,5 a 3500) che propose nuove finiture e dotazioni. Dal 1975 la L adottò il cambio a 5 marce, cambiando nome in Alfasud 5m, oltre che ad un migliore trattamento della lamiera del veicolo denominato “zincrometal” che consentì sulle successive versioni di limitare i problemi di ruggine che le prime versioni del modello presentavano.

Click QUI per video di Pasquale Ametrano alla Zollamt BrennerPass.

 

E36 Alfasud Politoys Polistil Vs Alfasud TI

E36 Alfasud Politoys Polistil Vs Alfasud TI

Come avvenuto per altri modelli, la Polistil si ritrova in prima linea per garantire il giocattolo nelle mani dei bambini i cui loro padri si apprestavano ad acquistare contemporaneamente il modello in scala 1 a 1. Nel 1972 sotto il marchio Politoys esce un modellino in scala 1/43 battezzato E36 Alfasud (in contemporanea viene prodotto lo stesso modello anche in scala 1/25) che viene inserito nel catalogo allora ancora disponibile. La serie E. Nel menu dedicato alla collezione della serie E si potranno ammirare le foto del modello nelle differenti colorazioni.

 

Il modello prodotto è nella primissima versione 2 porte. Sappiamo tutti che il modello in scala reale si è diffuso nel 99% delle vendite con 4 porte, difatti la foto del box riproduce un modello a 4 porte. Ai posteri appare comunque curiosa la scelta di indirizzare la produzione del modello con caratteristiche molto limitate rispetto al modello reale. In ogni caso il modello prodotto rimane molto reale e simile “nei difetti” al modello reale.

 

E36 Politoys AlfaSud AllIl modello E36 si presenta con le classiche portiere apribili. Interni neri. Volante nero. Decal che simula la mascherina Alfa, fari anteriori blue (di derivazione francese ?) e targa posteriore pubblicitaria da concessionario “ALFA SUD”. Ruote veloci piccole a quattro raggi. Fondino in metallo grigio metallizzato.

Colori prodotti: Rosso e Bianco pastello.

Lo si trova con scatola Tipo III e di tipo V per le Polistil.

 

E36 Alfasud Polistil Ski vs Politoys

E36 Alfasud Polistil Ski vs Politoys

E36 Alfasud Polistil Rosso Ski

E36 Alfasud Polistil Rosso Ski

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sul finire del 1973 per qualche mese, il modello viene prodotto marchiato con il brand Polistil impresso sul fondino e viene inserito sia nelle scatole Tipo V marchiate ancora Politoys. Nel passaggio, vengono prodotti modelli in differenti colorazioni : Azzurro chiaro metallizzato, Azzurro scuro metallizzato, Verde metallizzato e Beige. ** il modello Azzurro chiaro metallizzato appare con cerchi completamente differenti rispetto a tutti gli altri modelli.

 

E36 Alfasud Polistil Azzurro Met chiaro vs scuro

E36 Alfasud Polistil Azzurro Met chiaro vs scuro

E36 Alfasud Polistil Beige

E36 Alfasud Polistil Beige

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1974 il modello, dopo aver già perso nel passaggio precedente la denominazione Politoys viene inserito nella classica scatola in bubble tipica delle Polistil. Al modello viene inserito un foro centrale alla base del fondino per agganciare il modello alla basetta gialla della bubble. Le ruote veloci cambiano e diventano multiraggio rispetto alle precedenti a quattro raggi. I modelli Polistil esistono anche in versione Alfasud Ti con coda lunga e in versioni speciali da week-end o da versione Rally.

E36 Alfasud Polistil Azzurro Met chiaro vs scuro

E36 Alfasud Polistil Azzurro Met chiaro vs scuro

E36 Alfasud Polistil Alfasud TI

E36 Alfasud Polistil Alfasud TI